<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-8163459538004266660</id><updated>2011-09-12T17:40:43.464-07:00</updated><category term='Pakistan'/><category term='Vacanze'/><category term='Shahbaz Bhatti'/><category term='Salute'/><category term='Spiritualità'/><category term='Solidarietà'/><category term='Scuola'/><category term='papa'/><category term='Educazione'/><category term='Sviluppo'/><category term='Francesco Rossi de Gasperis'/><category term='Gemellaggi'/><category term='Martiri'/><category term='Acqua'/><category term='Giovavvi Paolo II'/><category term='Fraternità'/><category term='Mondialità'/><category term='Donne'/><title type='text'>RIFLESSIONI IN PUNTA DI DITA</title><subtitle type='html'>Blog degli amici dell'OPAM</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>framisopam</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11876309118999161548</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMXo2v4HTOI/AAAAAAAAAls/APvh2fw_J8c/S220/logo+framis+2.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>21</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8163459538004266660.post-212947396815979692</id><published>2011-07-15T08:23:00.000-07:00</published><updated>2011-07-15T08:24:05.360-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Spiritualità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fraternità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Vacanze'/><title type='text'>Un tempo per volerci bene</title><content type='html'>&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-MdsQtRcF4Eo/TiBbLx76RMI/AAAAAAAAAno/vgy_sxU8-0Q/s1600/eileen+delhi.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-MdsQtRcF4Eo/TiBbLx76RMI/AAAAAAAAAno/vgy_sxU8-0Q/s320/eileen+delhi.jpg" width="212" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Foto di Eileen Delhi&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E'&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt; iniziato l’esodo annuale. Come rispondendo ad un misterioso comando le città si svuotano, il fiume umano inverte la rotta: non più dalle periferie al centro o ai posti di lavoro, ma verso fuori, quasi una fuga… verso il mare, i monti, i luoghi dell’evasione. Le grandi città ridiventano per un po’ più vivibili, più umane, decongestionate dal traffico frenetico. Nel periodo di punta dell’esodo estivo paiono deserte. I negozi chiusi, le saracinesche abbassate danno un vago senso di vuoto, di abbandono, perfino di lutto. Al contrario, come per un gigantesco movimento diastolico, si riempiono le località turistiche: paesetti sonnacchiosi per il resto dell’anno improvvisamente si rianimano di voci e di volti nuovi o che si rivedono puntualmente ad ogni estate.&lt;/span&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Sono arrivate le ferie (giorni di astensione dal lavoro in onore degli dei, così le intendevano i latini). E’ tempo di vacanze. Parole magiche, sconosciute un tempo nella civiltà contadina della mia infanzia, quando il tempo lasciato improvvisamente libero dalla chiusura delle scuole si dilatava a dismisura e non si sapeva bene come riempirlo. E allora si cercava qualche piccolo lavoro a bottega, un’occupazione stagionale in campagna per non “stare in ozio”. Ci sembrava, a noi ragazzini dell’immediato dopoguerra, quasi un peccato tutto quel tempo sciupato senza far nulla, mentre tutti gli adulti lavoravano sodo. Quando le scuole chiudevano i battenti mi assaliva una strana sensazione di melanconia: non udire il richiamo della campanella, non vedere più gli amici tutti i giorni come prima, non sapere cosa fare. Ecco allora le parrocchie organizzare le famose colonie e i campeggi estivi per dare a tutti la possibilità di trascorrere in modo fruttuoso le vacanze. Capisco ciò che mi diceva giorni fa una suora missionaria in Africa: “Le nostre ragazze non amano le vacanze e ci chiedono quando possono tornare a scuola”. Anche perché a casa le attende un duro lavoro, forse cibo scarso, ma soprattutto perché manca la compagnia delle amiche.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Dunque vacanze come sinonimo di tempo vuoto, sciupato? Le risposte possono essere tante: si, no, forse… Dipende da come le viviamo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Se concepite come pura evasione, fuga come da un carcere per rompere la monotonia di una vita di lavoro alienante, occasione per un divertimento frenetico, tempo per fuggire da se stessi, per non pensare, possono diventare a loro volta alienanti, fonte di dissipazione e di dispersione. Abbiamo bisogno tutti di ricomporre la nostra unità interiore, seriamente minacciata dal ritmo a cui siamo sottoposti per la maggior parte dell’anno. Direi che le vacanze sono un momento propizio per il ricupero di noi stessi, un momento per volerci bene. “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Rede in te ipsum&lt;/i&gt;” dicevano gli antichi maestri di spirito: ritorna in te stesso. Scendere nell’intimo del nostro cuore, nella cella interiore, ci insegnano i mistici. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Vacanze quindi come tempo di contemplazione. Etimologicamente contemplare significa osservare attentamente il tempio, luogo consacrato agli dei. Per noi può essere l’osservazione attenta del grande tempio di Dio che è la natura, non solo con gli occhi ma col cuore, sul modello di S. Francesco. Ma c’è anche un tempio in cui Dio vuol abitare come sua dimora e siamo noi stessi. In questo senso tempio di Dio è anche la mia storia, perché siamo costruiti come persona dai fatti, dalle cose, dalle persone che Dio ci mette accanto. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Fermarci per ricordare (rimetterci nel cuore) la nostra storia, non per rattristarci, per rimpiangere le occasioni perdute, ma per vedere il cammino che Dio ha fatto con noi. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto… per sapere quello che avevi nel cuore.”&lt;/i&gt; Questo invito di Mosè al suo popolo, di contemplare il tempo della vita nel deserto, terra di scorpioni e di serpenti velenosi, ma anche terra dove è stato nutrito di manna e dissetato di acqua scaturita dalla roccia, vale anche per noi. Ricordare, fare memoria è far pace con noi stessi, con gli altri, con la vita perché scopriamo di essere amati, comunque siamo. Dimenticare, scordare è la radice di tutti i mali.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Infine vacanze come tempo di relazioni. Ciò che ci forma e ci salva sono le relazioni autentiche, da riscoprire attraverso una maggiore attenzione per chi vive al nostro fianco, ma anche per chi ci è concesso di incontrare: e le vacanze possono essere tempo di incontri, se non ci isoliamo nella nostra presunta autosufficienza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Anche lo stile con cui viviamo le nostre vacanze, sia partendo sia rimanendo a casa, può essere una forma di alfabetizzazione del cuore, un aver cura di noi stessi per poterci prendere cura dei nostri fratelli.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right" class="MsoNormal" style="text-align: right;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Don Aldo Martini&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8163459538004266660-212947396815979692?l=riflessioninpuntadidita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/feeds/212947396815979692/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2011/07/un-tempo-per-volerci-bene.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/212947396815979692'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/212947396815979692'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2011/07/un-tempo-per-volerci-bene.html' title='Un tempo per volerci bene'/><author><name>framisopam</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11876309118999161548</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMXo2v4HTOI/AAAAAAAAAls/APvh2fw_J8c/S220/logo+framis+2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-MdsQtRcF4Eo/TiBbLx76RMI/AAAAAAAAAno/vgy_sxU8-0Q/s72-c/eileen+delhi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8163459538004266660.post-1334149348916692770</id><published>2011-06-01T08:15:00.000-07:00</published><updated>2011-07-15T08:20:35.626-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scuola'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Salute'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Acqua'/><title type='text'>Sorella acqua</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-7URGw42dHQ8/TiBaikK3qKI/AAAAAAAAAnk/XRxDsrJt_2o/s1600/DSCN6440.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://1.bp.blogspot.com/-7URGw42dHQ8/TiBaikK3qKI/AAAAAAAAAnk/XRxDsrJt_2o/s320/DSCN6440.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Chi non ricorda il Cantico delle Creature, nel quale S. Francesco d’Assisi benedice Dio per i doni della Sua creazione? Dopo la lode per il sole, la luna, le stelle e frate vento, il Santo tesse l’elogio dell’acqua: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“Laudato si’, mi’ Signore, per sora acqua, / la quale è molto utile / et humile et pretiosa et casta.”&lt;/i&gt; Non desta meraviglia se sorella acqua sia anche uno degli attributi rivolti allo Spirito Santo nell’inno di Pentecoste &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“Veni, creator Spiritus”&lt;/i&gt; in cui la  Liturgia cristiana lo invoca come &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“fons vivus”&lt;/i&gt;cioè fonte di acqua che dà vita. Rientra nel disegno dell’Incarnazione di Dio che gli elementi più comuni e indispensabili per la vita umana, come la terra coi suoi frutti, il fuoco, l’aria e l’acqua, oltre che elementi vitali assumano anche il simbolo di portatori di quella vita -la Sua- che il Signore ci vuol donare. Pane, vino, olio, sale, fuoco, acqua sono i segni liturgici più eloquenti. Con un po’ d’acqua e l’invocazione dello Spirito Santo, diventiamo addirittura partecipi della vita di Dio, suoi figli. E’ la meraviglia incredibile che si compie ogni volta che battezzo una nuova creatura mediante sorella acqua… Sono i sentimenti di stupore e di lode che mi accompagnano quando mi è concesso di compiere questo grande gesto creatore, come per la piccola Elena (in copertina), fatta nuova creatura per il dono del Battesimo.  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Sorella acqua è oggi al centro di grandi dibattiti a livello non solo casalingo, ma mondiale. Perché ciò che è un dono del Creatore, per tutti gli esseri viventi, rischia, per l’insipienza e l’ingordigia dell’uomo, una volta dimenticata la sua origine e la sua vocazione di custode e non di padrone assoluto della creazione, di essere rovinato, rapinato e trasformato in motivo di conflitto e di morte.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Oggi si parla di diritto all’acqua, oltre che alla terra, al cibo, alla salute, all’istruzione, come di una questione vitale. Le statistiche, sia pure prese con beneficio di inventario, sono allarmanti. Si parla di 1 miliardo e 400 milioni di uomini, donne e bambini che non hanno accesso all’acqua potabile; si calcola che nei Paesi in Via di Sviluppo 2.200.000 persone in gran maggioranza bambini, muoiano ogni anno per malattie causate dalla carenza o cattiva qualità dell’acqua, per igiene scadente e cibi contaminati. Eppure l’acqua è il principio della vita, fondamentale per qualsiasi organismo vivente e che nulla può sostituire. Per questo l’acqua è patrimonio dell’umanità, dipendendo da essa la vita e la salute individuale e collettiva.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La maggior parte dell’acqua del pianeta si trova nei mari, ma è salata. Solo il 3% dell’acqua è “dolce”, ma si trova nei ghiacciai o negli strati profondi della terra. Abbiamo accesso in definitiva solo all’1% delle risorse idriche, che di per sé sarebbero sufficienti ad alimentare il doppio o forse il triplo della popolazione attuale. Il problema è che l’acqua non è disponibile in modo uniforme e per tutti. E’ la mancanza di investimenti nei sistemi idrici e l’inadeguata manutenzione degli acquedotti la principale causa della carenza di acqua potabile nel mondo. Ma anche l’intervento sconsiderato dell’uomo e del suo sistema economico e politico ha reso critica la situazione negli ultimi 50 anni. Diminuisce la quantità d’acqua potabile a causa dell’uso industriale (si calcola che occorrano 700 litri d’acqua per produrre 1 kg di carta e 20.000 litri per 1 kg di carne bovina dove occorre un’irrigazione intensiva), a causa della deforestazione e conseguente desertificazione… Diminuisce la sua qualità a causa della contaminazione dovuta all’uso di concimi chimici in agricoltura, incentivato dalle multinazionali della petrolchimica, dei nitrati e fosfati dovuti agli allevamenti intensivi. Per cui, se fino ad oggi si sono combattute molte guerre per il petrolio, in futuro sarà l’acqua la causa principale dei conflitti. I territori ricchi di acqua fanno gola a molti Paesi. Nel Forum Mondiale dell’Acqua all’Aia (marzo 2000) è stato calcolato che per fornire l’acqua a coloro che ne sono privi sarebbe stato necessario investire 180 miliardi di dollari tra il 2000-2005: è stato giudicato un costo eccessivo. Però il costo degli armamenti per lo stesso arco di tempo è stato di 4.500 miliardi, 25 volte il bilancio dell’acqua, ma nessuna ha fiatato. La Banca Mondiale pone come condizione per la riduzione del debito ai Paesi poveri la privatizzazione della distribuzione dell’acqua. L’ultima trovata è stato il commercio mondiale dell’acqua in bottiglia, il cui prezzo può giungere sino a 10.000 volte quello dell’acqua corrente del sistema pubblico di distribuzione. E dietro a questo commercio troviamo le grandi multinazionali. Il maggior rischio è vedere il settore idrico fagocitato da chi, ignorando l’acqua come bene comune e patrimonio dell’umanità, moltiplica a dismisura i profitti a scapito come sempre dei poveri.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;L’OPAM sempre più pone attenzione alle richieste che riguardano l’acqua per le scuole (sia costruzione di cisterne che di servizi igienici), in modo da prevenire attraverso un servizio efficiente e un’adeguata istruzione le tante malattie legate all’acqua. E’ il nostro piccolo contributo alla Pace, che nasce dal rispetto dei diritti umani per tutti e che vi chiediamo di sostenere con la vostra ammirevole generosità. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: right;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Don Aldo Martini&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8163459538004266660-1334149348916692770?l=riflessioninpuntadidita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/feeds/1334149348916692770/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2011/06/sorella-acqua.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/1334149348916692770'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/1334149348916692770'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2011/06/sorella-acqua.html' title='Sorella acqua'/><author><name>framisopam</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11876309118999161548</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMXo2v4HTOI/AAAAAAAAAls/APvh2fw_J8c/S220/logo+framis+2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-7URGw42dHQ8/TiBaikK3qKI/AAAAAAAAAnk/XRxDsrJt_2o/s72-c/DSCN6440.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8163459538004266660.post-57409449310092418</id><published>2011-04-28T08:08:00.000-07:00</published><updated>2011-07-15T08:14:20.804-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='papa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giovavvi Paolo II'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francesco Rossi de Gasperis'/><title type='text'>Non abbiate paura</title><content type='html'>&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-qBbixQxZ2z0/TiBYsYO5sNI/AAAAAAAAAng/oiO7yU-fC7k/s1600/Foto+di+CRISTIAN+GENNARI.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://3.bp.blogspot.com/-qBbixQxZ2z0/TiBYsYO5sNI/AAAAAAAAAng/oiO7yU-fC7k/s320/Foto+di+CRISTIAN+GENNARI.jpg" width="213" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Foto di Cristian Gennari&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Scrivo queste righe alla vigilia della beatificazione di Giovanni Paolo II, quando la  Chiesa e Roma in particolare si apprestano a rivivere un grande evento storico. Riandando con la memoria a quel 22 ottobre 1978, la cosa che più mi impressionò, nel discorso di inizio del pontificato di questo papa venuto “di lontano”, fu il suo grido&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;:“Non abbiate paura&lt;/i&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;. &lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;”&lt;/i&gt; scandito con una fermezza e una convinzione così profonda che mi commossero e mi impressionarono. Era, il suo, un autentico annuncio pasquale! &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“Non temete”&lt;/i&gt; è infatti l’invito più insistente che il Signore Risorto rivolge ai suoi discepoli e quindi oggi anche a noi che cerchiamo di seguirlo.   &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Tante sono le ragioni di aver paura: di carattere personale (il lavoro, la malattia, la solitudine, l’incertezza del domani), ma anche di carattere più generale (il momento storico che viviamo, gli scenari politici, sociali, economici così incerti), arrivando fino a toccare a volte i fondamenti stessi della fede e le ragioni del nostro vivere. Ma ancora più forti sono le ragioni del coraggio e della speranza.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ho ricevuto per Pasqua una riflessione piena di sapienza e che si innesta su questo tema, da parte di un grande biblista, il P. Francesco Rossi de Gasperis, maestro e amico. Col suo permesso la condivido con voi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyTextFirstIndent" style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;“Non abbiamo paura se, come giustamente osserva Benedetto XVI, l’Occidente sembra mostrarsi stanco della fede cristiana e, annoiato della propria storia e cultura, non vuole più conoscere la fede in Gesù Cristo. La fede cristiana viene da Oriente e, proprio in questi giorni, folle di uomini, di donne e di bambini sbarcano in Europa provenendo dall’Africa e dall’Asia, così come un giorno folle di pagani giunsero a Gesù dalla Decapoli, e lo spinsero a moltiplicare una seconda volta pani e pesci, per sfamare la loro fame di lui (Mt 15,32-39; Mc 8,1-10). Incontratolo, essi si misero allora a lodare il Dio d’Israele (Mt 15,31). Che cosa sappiamo noi di ciò che il Signore del Settentrione e del Mezzogiorno, dell’Oriente e dell’Occidente, prepara per il suo popolo e per l’umanità, attraverso questi grandi movimenti migratori e attraverso le sollevazioni dei popoli arabi dell’Africa del nord e del Medio Oriente? Non è forse il modo stentato e freddo, con cui certi governi e popolazioni europee accolgono a denti stretti e a condizioni esose, o addirittura respingono, “profughi e clandestini” africani o asiatici, il segno che “la nostra evangelizzazione di europei – si tratti di cattolici o protestanti od ortodossi –, per quanto ricca di fede e di arte, non è stata forse, a suo tempo, (proprio per una sua miscela di arroganza nazionalistica e di complessi di superiorità culturale e politica) perfettamente fedele all’Evangelo di Gesù? Non è stata forse una causa di ciò l’assenza fino a oggi del contributo che i grandi popoli e le culture dell’Africa e dell’Asia sarebbero in grado di apportare a una completa ed equilibrata evangelizzazione della terra? Non dimentichiamo mai che la fede cristiana non si identifica né con l’Occidente o con l’Oriente, con il nord o con il sud dell’umanità, ma discende come dono gratuito da Dio, destinato a illuminare tutte le culture umane, senza peraltro identificarsi con nessuna di esse. Non abbiamo paura, abbiamo pace solamente in Gesù risorto. Nel mondo, lo constatiamo, a causa della nostra fede abbiamo tribolazioni – così è oggi in tanti paesi –, ma coraggio: Egli ha vinto il mondo! (cfr. Gv 16,33). E’ vero che oggi sull’Italia si distende la notte di una drammatica confusione delle coscienze e dei costumi, quando si chiama bene il male e male il bene, si cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, si cambia l’amaro in dolce e il dolce in amaro (cfr. Is 5,20). L’Italia è prigioniera, tra l’altro, di una vertiginosa decadenza culturale, promossa da una politica manifestamente ambigua, fatta di menzogne e di interessi di bassissima lega. La Chiesa, però, non va confusa con l’Italia. In essa risplende permanente la fiamma del Cero, acceso dal fuoco nuovo dello Spirito, nella notte della Vigilia pasquale. Seguiamolo con passo fermo e fiducioso, e riscaldiamoci alla sua luce. Tra le tenebre delle passioni più meschine e delle mondanità umane, noi avanziamo dietro il Cero, cantando l’Exultet glorioso della Risurrezione”.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyTextFirstIndent" style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-indent: 0cm;"&gt;Nel nostro quotidiano lavoro all’OPAM, intessuto di incontri e di esperienze provenienti da ogni parte del mondo, possiamo testimoniare quanta ricchezza di fede e di coraggio nutre la vita di tanti nostri fratelli e sorelle, poveri di beni materiali ma capaci a volte di gesti eroici, che ci fanno vergognare della nostra tiepidezza. Penso oggi in particolare ai 40 ragazzi del seminario di Buta in Burundi assassinati il 30 aprile 1997 per aver custodito l’unità e non aver denunciato i loro fratelli dell’altra etnia. Penso all’eroismo dei fratelli del Pakistan, dell’Iraq, dell’India che rischiano la vita per il nome di Cristo. Ma penso anche all’impegno di tanti uomini e donne sparsi ovunque che quotidianamente affrontano disagi e ostacoli di ogni genere per promuovere la giustizia, la verità, la pace, l’amore in un mondo spesso scettico e cinico. Ascoltando l’invito sempre attuale di Giovanni Paolo II, senza paura spalanchiamo le nostre porte alla novità dello Spirito, fonte di libertà, di coraggio e di speranza.&lt;/div&gt;&lt;div align="right" class="MsoBodyTextFirstIndent" style="margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: right;"&gt;Don Aldo Martini&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8163459538004266660-57409449310092418?l=riflessioninpuntadidita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/feeds/57409449310092418/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2011/04/non-abbiate-paura.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/57409449310092418'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/57409449310092418'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2011/04/non-abbiate-paura.html' title='Non abbiate paura'/><author><name>framisopam</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11876309118999161548</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMXo2v4HTOI/AAAAAAAAAls/APvh2fw_J8c/S220/logo+framis+2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-qBbixQxZ2z0/TiBYsYO5sNI/AAAAAAAAAng/oiO7yU-fC7k/s72-c/Foto+di+CRISTIAN+GENNARI.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8163459538004266660.post-5207418908703488348</id><published>2011-04-04T07:57:00.000-07:00</published><updated>2011-07-15T08:03:29.342-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gemellaggi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fraternità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scuola'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mondialità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Educazione'/><title type='text'>Per un mondo di fratelli</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; 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E’ la domanda che spesso ci viene rivolta. Val la pena proporre un gemellaggio tra scuole del Nord e del Sud del mondo, viste le tante difficoltà che comporta? Che frutto può mai dare, al di là di un po’ di curiosità e di entusiasmo iniziali? &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Certo un gemellaggio fra alunni di scuole di Paesi tanto diversi pone qualche problema. Anzitutto la lingua in cui corrispondere. Non dimentichiamoci che le nostre lingue più comunemente parlate anche fuori dall’Europa, come il francese, l’inglese, lo spagnolo, il portoghese, non sono quasi mai la lingua madre di nessuno dei Paesi con cui si stringono i gemellaggi. Anche per i ragazzi dell’India, delle Filippine, della Thailandia… esse vanno imparate come seconda o terza lingua. Le comunicazioni poi sono un altro ostacolo. Per noi, abituati all’uso di internet, è inconcepibile che in tantissimi luoghi non esista neanche la corrente elettrica, per cui una lettera può impiegare mesi per giungere a destinazione, sempre che esista un servizio postale. Ma con un po’ di pazienza, conoscendo le difficoltà, si può ovviare anche a questo. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;I veri problemi sono altri. Sono ad esempio la sfiducia in proposte educative serie e valide da parte di chi ha il dovere di non abdicare a questo compito: la famiglia certo, ma anche la scuola. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;I bambini sono un formidabile capitale da non sciupare assolutamente. Ciò che stupisce in loro è la spontaneità e l’immediatezza con cui sanno instaurare rapporti umani. Quelle che per noi adulti sono le cosiddette barriere razziali, culturali, religiose, semplicemente non esistono per loro. L’altro è percepito come un amico, portatore di valori diversi, non sentiti come una minaccia da cui difendersi, ma che destano semmai curiosità. Se accompagnati dall’insegnante in questo confronto, i ragazzi attraverso i gemellaggi possono fare esperienze fondamentali per una convivenza fraterna. In questo modo si gettano in un terreno accogliente i semi della Pace. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;E’ questa la prima forma di alfabetizzazione, a cui porre mano con urgenza in casa nostra. La storia procede a velocità crescente e ci mette ogni giorno di più a contatto con altri mondi, culture, mentalità… Ci presenta anche i conti da pagare di un sistema economico basato in gran parte su uno sfruttamento ingiusto di altri Paesi, per questa ragione condannati ad essere sempre più poveri. Gli antichi equilibri di forze non reggono più perché non fondati sulla giustizia e sulla verità. Chi e cosa ci potranno salvare? Non sono un profeta, né figlio di profeti, ma non credo occorra molto acume per capire che la salvezza potrà venire solo dal cuore dell’uomo. Perché è di lì che sgorga il male in ogni sua forma (ma anche il bene…). Il cuore, ossia il centro della persona, si risana se sa coltivare relazioni giuste e sane. E’ la relazione che può salvare, se fatta di rispetto e di benevolenza, cose che nascono a loro volta da una conoscenza e una fiducia reciproche. E’ in fondo la relazione fraterna che ci può salvare dall’autodistruzione. Ma la fraternità, come l’amore, è un’arte che si impara educandoci ad essa ed educando i bambini a praticarla.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;E’ quanto cerchiamo di perseguire con il modesto strumento dei gemellaggi scolastici, che non sono una forma camuffata di raccolta fondi, ma un atto di fiducia e di speranza nei piccoli, il futuro del mondo, come un po’ retoricamente li definiamo. E’ indubbio che saranno loro i protagonisti della storia di domani. Se non ce ne curiamo ci stiamo tagliando l’erba sotto i piedi, come si usa dire. Uno dei compiti istituzionali dell’OPAM è proprio “la promozione di una cultura della solidarietà sociale e di tutela dell’infanzia” (Statuto art.4c). E Dio sa quanto ce ne sia urgenza in quest’ora della storia.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;I gemellaggi, su cui sarebbe necessario investire maggiori energie, sono uno strumento a mio modesto avviso validissimo, se condotti con passione e intelligenza. Seminiamo con fiducia il seme della Fraternità. Sé vero che “un’ingiustizia commessa da qualche parte è una minaccia per la giustizia del mondo”, come diceva Martin L. King, è altrettanto vero che un gesto fraterno può rendere migliore la nostra convivenza. &lt;/div&gt;&lt;div align="right" class="MsoNormal" style="text-align: right;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;D. Aldo Martini&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8163459538004266660-5207418908703488348?l=riflessioninpuntadidita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/feeds/5207418908703488348/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2011/04/per-un-mondo-di-fratelli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/5207418908703488348'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/5207418908703488348'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2011/04/per-un-mondo-di-fratelli.html' title='Per un mondo di fratelli'/><author><name>framisopam</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11876309118999161548</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMXo2v4HTOI/AAAAAAAAAls/APvh2fw_J8c/S220/logo+framis+2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-40G8ARXIYDs/TiBWZUVGnJI/AAAAAAAAAnc/yJ4B3VITQKU/s72-c/gemellaggi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8163459538004266660.post-9025080505370815450</id><published>2011-03-04T07:52:00.000-08:00</published><updated>2011-07-15T07:57:29.829-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Martiri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Shahbaz Bhatti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pakistan'/><title type='text'>Solo un posto ai piedi di Gesù</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt; 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mso-element-wrap: around; mso-element: dropcap-dropped; mso-height-rule: exactly;"&gt;  &lt;table align="left" cellpadding="0" cellspacing="0" hspace="0" vspace="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;   &lt;td align="left" style="padding-bottom: 0cm; padding-left: 0cm; padding-right: 0cm; padding-top: 0cm;" valign="top"&gt;S&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: black; font-size: 11.0pt;"&gt;tavo per chiudere il giornale di questo mese quando è giunta la notizia che Shahbaz Bhatti, ministro pakistano per le minoranze religiose, era stato ucciso in un agguato a Islamabad, crivellato di colpi da un commando di fondamentalisti islamici, “punito” perché si opponeva alla legge sulla blasfemia che in 25 anni di applicazione è costata la vita a centinaia di cristiani. Leggendo il suo profilo e il testamento spirituale che le agenzie andavano diffondendo ho pensato che nessuna parola poteva essere più efficace delle sue per aiutarci a rientrare in noi stessi e saggiare la consistenza dei valori su cui costruiamo la nostra casa, come ci invita a fare questo tempo di Quaresima.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="mso-line-height-alt: 9.5pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-size: 11.0pt;"&gt;Shahbaz Bhatti è stato ucciso il 2 marzo a soli 42 anni. Cristiano fervente, ha speso la sua vita a servizio dei fratelli cristiani poveri e perseguitati del suo Paese sino alla testimonianza estrema del suo martirio. Il suo testamento spirituale è una pagina commovente, &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“all’altezza di un testo dei Padri della chiesa”&lt;/i&gt; afferma il Card. Jean-Louis Tauran, a cui Bhatti aveva confidato poco tempo prima: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“So che morirò assassinato, ma do la mia vita come testimonianza per Gesù e per il dialogo interreligioso”.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="mso-line-height-alt: 9.5pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-size: 11.0pt;"&gt;Lo leggiamo ringraziando Dio che suscita uomini simili e unendoci nella preghiera a tutti i fratelli e sorelle del Pakistan e di tanti altri Paesi, che quotidianamente spendono e rischiano la propria vita per coerenza al Vangelo e per servire il Signore nell’umanità sofferente. Nel nostro lavoro all’OPAM ne incontriamo tanti, impegnati ad alfabetizzare non solo le menti ma anche i cuori. Vogliamo sostenere i loro sforzi per costruire un futuro di Giustizia e di Pace con la nostra generosa e fraterna condivisione: è questo il digiuno gradito a Dio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="mso-line-height-alt: 9.5pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="mso-line-height-alt: 9.5pt; text-align: justify;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 10.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;“Il mio nome è Shahbaz Bhatti. Sono nato in una famiglia cattolica. Mio padre, insegnante in pensione, e mia madre, casalinga, mi hanno educato secondo i valori cristiani e gli insegnamenti della Bibbia, che hanno influenzato la mia infanzia. &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="mso-line-height-alt: 9.5pt; text-align: justify;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 10.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"&gt;Fin da bambino ero solito andare in chiesa e trovare profonda ispirazione negli insegnamenti, nel sacrificio e nella crocifissione di Gesù. Fu l’amore di Gesù che mi indusse ad offrire i miei servizi alla Chiesa. Le spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan mi sconvolsero. Ricordo un venerdì di Pasqua quando avevo solo tredici anni: ascoltai un sermone sul sacrificio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. E pensai di corrispondere a quel suo amore donando amore ai nostri fratelli e sorelle, ponendomi al servizio dei cristiani, specialmente dei poveri, dei bisognosi e dei perseguitati che vivono in questo paese islamico. &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="mso-line-height-alt: 9.5pt; text-align: justify;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 10.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"&gt;Mi sono state proposte alte cariche al governo e mi è stato richiesto di abbandonare la mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita. La mia risposta è sempre stata la stessa: “No, io voglio servire Gesù da uomo comune”. Questa devozione mi rende felice. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora - in questo mio battagliero sforzo di aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan - Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita. &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="mso-line-height-alt: 9.5pt; text-align: justify;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 10.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"&gt;Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo paese. Molte volte gli estremisti hanno desiderato uccidermi, imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia. Io dico che, finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri. Credo che i cristiani del mondo che hanno teso la mano ai musulmani colpiti dalla tragedia del terremoto del 2005 abbiano costruito dei ponti di solidarietà, d’amore, di comprensione, di cooperazione e di tolleranza tra le due religioni. Se tali sforzi continueranno sono convinto che riusciremo a vincere i cuori e le menti degli estremisti. Ciò produrrà un cambiamento in positivo: le genti non si odieranno, non uccideranno nel nome della religione, ma si ameranno le une le altre, porteranno armonia, coltiveranno la pace e la comprensione in questa regione. (…) &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="mso-line-height-alt: 9.5pt; text-align: justify;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 10.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"&gt;Credo che i bisognosi, i poveri, gli orfani qualunque sia la loro religione vadano considerati innanzitutto come esseri umani. Penso che quelle persone siano parte del mio corpo in Cristo, che siano la parte perseguitata e bisognosa del corpo di Cristo. Se noi portiamo a termine questa missione, allora ci saremo guadagnati un posto ai piedi di Gesù ed io potrò guardarLo senza provare vergogna”.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 10.0pt; font-style: normal; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-bidi-font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="mso-line-height-alt: 9.5pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right" class="MsoNormal" style="mso-line-height-alt: 9.5pt; text-align: right;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Don Aldo Martini&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8163459538004266660-9025080505370815450?l=riflessioninpuntadidita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/feeds/9025080505370815450/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2011/03/solo-un-posto-ai-piedi-di-gesu.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/9025080505370815450'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/9025080505370815450'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2011/03/solo-un-posto-ai-piedi-di-gesu.html' title='Solo un posto ai piedi di Gesù'/><author><name>framisopam</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11876309118999161548</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMXo2v4HTOI/AAAAAAAAAls/APvh2fw_J8c/S220/logo+framis+2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-iw87J3rzvIs/TiBUaRHl8AI/AAAAAAAAAnY/vi3p2Igi5WQ/s72-c/Shahbaz-Bhatti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8163459538004266660.post-9170269429043770711</id><published>2011-02-11T04:02:00.000-08:00</published><updated>2011-02-11T04:04:55.819-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Solidarietà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Educazione'/><title type='text'>Elogio della Responsabilità</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-FIm45S8VxHw/TVUlJeNfhaI/AAAAAAAAAnE/kayFagwU8WA/s1600/aliysia1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="213" src="http://3.bp.blogspot.com/-FIm45S8VxHw/TVUlJeNfhaI/AAAAAAAAAnE/kayFagwU8WA/s320/aliysia1.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&amp;nbsp;Cari Amici, non spaventatevi del titolo altisonante. Non scriverò un trattato, ma vorrei condividere con voi qualche semplice suggestione partendo dai fatti della nostra vita, che ci aiutino a far chiarezza dentro di noi. Viviamo una stagione di confusione in cui, quando ci sembra di aver toccato il fondo, scopriamo che il pozzo è ancora più profondo di quanto pensassimo. E’ frequente sentire espressioni del tipo: “Dove andremo a finire di questo passo? Non ci sono più valori che tengano… Le famiglie si sgretolano… La crisi non arretra… La disoccupazione spaventa… La corruzione dilaga… La volgarità trionfa… Che futuro attende i nostri giovani?”. E istintivamente i soggetti colpevoli di ciò che a nostro avviso non va sono sempre gli altri. Che sia il Governo, la Chiesa, la classe politica, i mezzi di informazione, la TV, il mondo della finanza, i flussi migratori, i lavoratori di altri Paesi… sembra che la cosa più importante sia individuare un colpevole su cui scaricare - come un capro espiatorio - tutta la responsabilità di ciò che non va o non ci piace. E il colore predominante delle lenti attraverso cui osserviamo il mondo è decisamente scuro. Siamo sulla soglia della depressione.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Non sarebbe più fruttuoso se provassimo invece a chiederci: &lt;i&gt;“Ma io, che posso fare in questo contesto?”&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ho apprezzato, come molti italiani, il contenuto del messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica, il quale, di fronte al malessere diffuso specialmente tra le nuove generazioni, con molto realismo ha chiamato tutti ad assumerci in questo momento difficile le nostre responsabilità, senza cedere al fatalismo e senza tirarci indietro, indicando nello spirito di condivisione la condizione per un salto di qualità che ci permetta di fronteggiare e cogliere le opportunità di questo grande momento storico. Il Presidente vede infatti come una conquista della nostra comune eredità il rinascere di antiche civiltà in Asia, America Latina e in Africa, il sollevarsi dall’arretratezza, dalla povertà, dalla fame di centinaia di milioni di uomini e donne nel primo decennio di questo millennio. Paesi e popoli con i quali condividere lo slancio verso un mondo globale più giusto, più riconciliato nella pace, anche se il compito appare per molti nostri Paesi estremamente impegnativo.&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Mi pare di aver colto un invito all’ottimismo, non quello di bassa lega, ma legato ad una condizione imprescindibile: che cioè ciascuno faccia la sua parte, con lealtà, sapendo pagare di persona, mettendo a tacere la furbizia e gli interessi di parte. &lt;i&gt;“Facciano tutti la loro parte: quanti hanno maggiori responsabilità - e ne debbono rispondere - ma in pari tempo ogni comunità, ogni cittadino”&lt;/i&gt;. Questo significa essere responsabili, cioè capaci di dare risposte positive quando, dove e come la vita ce lo chiede, senza scaricare il barile sulle spalle degli altri. Questo vuol dire essere “umani”: perché la responsabilità affonda anzitutto le sue radici nella comune appartenenza al genere umano.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ma è anche virtù squisitamente cristiana, perché quest’umanità non è fatta di persone condannate ad una lotta feroce per la sopravvivenza a qualunque prezzo, ma chiamate ad essere fratelli e sorelle perché figli di uno stesso Padre. La condivisione e la solidarietà o - come preferisco chiamarla - la fraternità diventano perciò una necessità, non un lusso per mettere a tacere la coscienza di fronte alle insopportabili ingiustizie. Il Signore Gesù dicendo ai suoi discepoli: &lt;i&gt;“Voi siete la luce del mondo, siete il sale della terra&lt;/i&gt;&lt;b&gt;”&lt;/b&gt; indica la loro precisa responsabilità, che è vivere fraternamente. Una leggenda ebraica narra che ogni uomo viene sulla terra con una piccola fiammella in fronte, una stella accesa che gli cammina davanti. Quando due uomini si incontrano le loro due stelle si fondono e si ravvivano. Quando invece un uomo per molto tempo è privo di incontri, la sua stella pian piano si fa smorta fino a che si spegne (E. Ronchi). La nostra luce vive di incontri, di relazioni. La vita di figli e di fratelli è lo splendore e il sapore stesso della vita. Se la luce è spenta, se il sale è insipido a che servono? A nulla. La nostra vita rischia di dissolversi nel nulla, se non siamo capaci di rendere testimonianza alla luce. Pur consci che non siamo noi la sorgente della luce (e questo ci deve mettere al riparo da ogni integralismo fondamentalista) sappiamo che il servizio che possiamo offrire all’umanità è in definitiva la  Luce di Cristo, il suo Amore. La nostra responsabilità ha qui la sua sorgente e il suo fine ultimo. &lt;i&gt;“Se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto, allora brillerà fra le tenebre la tua luce”&lt;/i&gt;, ci ricorda il profeta Isaia.&amp;nbsp; E’ quanto vorremmo che fosse sempre più l’OPAM e ciascuno di noi: una piccola risposta, un’umile luce amica. &lt;/div&gt;&lt;div align="right" class="MsoNormal" style="text-align: right;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Don Aldo Martini&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8163459538004266660-9170269429043770711?l=riflessioninpuntadidita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/feeds/9170269429043770711/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2011/02/elogio-della-responsabilita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/9170269429043770711'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/9170269429043770711'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2011/02/elogio-della-responsabilita.html' title='Elogio della Responsabilità'/><author><name>framisopam</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11876309118999161548</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMXo2v4HTOI/AAAAAAAAAls/APvh2fw_J8c/S220/logo+framis+2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-FIm45S8VxHw/TVUlJeNfhaI/AAAAAAAAAnE/kayFagwU8WA/s72-c/aliysia1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8163459538004266660.post-1006486682853131153</id><published>2010-12-16T03:51:00.000-08:00</published><updated>2010-12-16T04:12:10.461-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Spiritualità'/><title type='text'>Speranza o delusione?</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TQoCAuVcHUI/AAAAAAAAAmk/c5-d-LMAxjI/s1600/053++Natale.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://2.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TQoCAuVcHUI/AAAAAAAAAmk/c5-d-LMAxjI/s320/053++Natale.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TQn9KZH0JfI/AAAAAAAAAmg/_pWwTE4ne8M/s1600/Cr%25C3%25A8che+Ecole.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Scrivo queste righe in Avvento: le leggerete forse a Natale o dopo. Ma non ha molta importanza per il contenuto dei pensieri che vorrei condividere con voi, cari amici. Avvento indica che qualcosa sta avvenendo, ma anche che qualcuno sta venendo. Siamo talmente abituati alla ripetitività che il nostro rischio è di non accorgerci di ciò che sta avvenendo o di chi sta arrivando. Per noi è normale -quasi come il ripetersi delle stagioni- che il tempo ci riporti a rivivere il passato: almeno quello lo conosciamo, brutto o bello che sia, e facciamo meno fatica ad accettarlo. Per questo ci attendiamo che tornino le luci e gli addobbi natalizi per le strade, che i negozi invitino all’acquisto dei regali o dei saldi, che nelle chiese i preti ritirino fuori i personaggi del presepe e nelle case si addobbi l’albero di natale: è tutto nella norma, secondo la logica a cui siamo abituati. E’ rassicurante… Perché in definitiva il futuro, il nuovo un po’ ci spaventa.&lt;br /&gt;“Avvento, tempo di attesa…” ci sentiamo ripetere. Ma siamo sicuri di aspettare qualcosa o qualcuno? In realtà forse non attendiamo nulla e nessuno. Abbiamo spento i nostri desideri per paura di essere delusi… Ci facciamo bastare, per paura di perderlo, quel poco che abbiamo o siamo. E’ spento il desiderio, perché è morta la speranza o ridotta al lumicino. Ciò che manca di più oggi, in questo nostro tempo di incertezze e di crisi di ogni tipo, è il coraggio di attendere una risposta. &lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;“Vi sono tanti uomini, anche grandi uomini, i quali pensano che l’unico atteggiamento autentico è quello della franca accettazione della disperazione nei confronti della vita”: così scriveva quasi 50 anni fa Thomas Merton. Parole quanto mai attuali. &lt;br /&gt;Se non alla disperazione almeno ad un atteggiamento scettico e disincantato ci spinge la fatica del nostro vivere, quando è circondato da oscurità, dolore e solitudine e quando l’ottimismo cristiano ci viene presentato come una ricetta a buon mercato, che dichiara irreali i problemi quotidiani, le nostre angosce e tragedie. E allora il nostro Natale si riduce ad uno sguardo di tenerezza al Bambinello che sorride sulla paglia o ad apprestare un banchetto familiare di stagione, sostituendo ogni altra preparazione del cuore. &lt;br /&gt;&lt;div style="border: medium none;"&gt;Il Natale cristiano non è una fuga dal mondo, è l’ingresso del Figlio nel mondo. Il problema non è se Dio viene, ma se io lo riconosco. Tutto parte da un interrogativo: “Sei Tu Colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?” Scandalosa domanda in bocca a Giovanni Battista, il precursore dell’Atteso che in prigione davanti alla morte è assalito dal dubbio. Scandalosa ma quanto mai seria! E’ in gioco la verità della sua vita di profeta, ma ancor più la verità delle promesse di Dio. La speranza di Giovanni è incrinata… come tante volte la nostra. “Tutto qui? Aspettavamo un Messia che cambiasse la faccia della terra o per lo meno la nostra tribolazione in gioia… E Dio ci manda un Bambino… in una stalla... A che serve un bambino che ha bisogno di tutto?” E ci viene detto: “Vi è dato un figlio!” E anche da adulto questo Figlio dell’Uomo non risponde alle nostre attese e speranze. La delusione è ben espressa dai due di Emmaus che se ne vanno tristi da Gerusalemme la sera di Pasqua: “Noi speravamo… e invece è morto e sepolto da tre giorni”. &lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border: medium none;"&gt;Natale non è una festa facile, come tutta la nostra fede e la nostra speranza. Corre sul filo rischioso della delusione, perché tentiamo di ridurre Dio alle nostre attese, ai nostri bisogni immediati. E ci perdiamo il dono che Lui ci fa. E’ vero: è solo un piccolo Bambino che ci viene dato, un Figlio di donna. Ma quel che vediamo è il Dio che si è spogliato della sua Gloria perché lo potessimo contemplare senza essere accecati dalla sua Luce. Un Dio che in quel Bambino ci mostra la sua compassione: il suo patire con noi la limitatezza della carne umana. Ma soprattutto Colui che “divenuto figlio dell’uomo, ha fatto diventare figli di Dio molti” come ricorda la Liturgia. Non ha portato dei doni: si è fatto Lui stesso dono: “prendete e mangiate il mio corpo dato per voi… prendete e bevete il mio sangue versato per voi.” E ci chiede di imitarlo: “Fate questo in mia memoria”. Prendendo gli uomini con Sé per farli diventare Figli come Lui, ci ricorda che ciò che accade a loro accade a Lui (Matteo 25: “avevo fame, ero nudo, malato, in carcere… e mi avete sfamato, ricoperto, visitato…”).&lt;/div&gt;&lt;div style="border: medium none;"&gt;Questo è Natale: se non ci scandalizziamo di questo annuncio la delusione diventa speranza, anzi certezza. Le nostre lacrime non saranno più lacrime di amarezza ma di gioia. E sapremo tergerle da tanti volti. Questo è il Buon Natale che ci auguriamo a vicenda.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8163459538004266660-1006486682853131153?l=riflessioninpuntadidita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/feeds/1006486682853131153/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2010/12/speranza-o-delusione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/1006486682853131153'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/1006486682853131153'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2010/12/speranza-o-delusione.html' title='Speranza o delusione?'/><author><name>framisopam</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11876309118999161548</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMXo2v4HTOI/AAAAAAAAAls/APvh2fw_J8c/S220/logo+framis+2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TQoCAuVcHUI/AAAAAAAAAmk/c5-d-LMAxjI/s72-c/053++Natale.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8163459538004266660.post-1089713878456108337</id><published>2010-11-16T03:44:00.000-08:00</published><updated>2010-12-16T04:09:47.982-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Spiritualità'/><title type='text'>Il fiore della Speranza</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TQn8DUVKxEI/AAAAAAAAAmY/y9bL0qrn-R0/s1600/Il+fiore+della+Speranza.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="222" n4="true" src="http://4.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TQn8DUVKxEI/AAAAAAAAAmY/y9bL0qrn-R0/s320/Il+fiore+della+Speranza.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Nel week-end dei Santi, dopo la visita al cimitero per una preghiera sulle tombe di tante persone amiche che ho accompagnato nell’ultimo viaggio, sono stato al Museo Romano delle Terme. I musei archeologici, con le loro esposizioni di frammenti di civiltà sepolte, mi hanno sempre dato l’impressione di essere parenti stretti dei cimiteri. Statue, sarcofagi, lapidi, sepolcreti di famiglia… sono i pezzi più numerosi, quasi a testimoniare il drammatico sforzo di sfuggire all’oblìo che la morte stende sulle vicende umane. Città come Roma continuano a vivere qualche metro al di sopra di immense necropoli. Ci affaccendiamo nel caos quotidiano sulle stesse aree che custodiscono nel buio della terra l’eco ormai spenta di vite tanto simili alle nostre. Una piccola lapide mi ha colpito particolarmente. Due genitori ricordano il figlio ventenne da Plutone rapito al loro affetto e smarriti si domandano: “Dove è fuggita la tua bellezza, la grazia delle tue membra?” per amaramente constatare: “Di te solo un pugno di polvere rimane”. Questa grande civiltà, le cui radici ancora nutrono il nostro vecchio continente europeo, non ha altra risposta di fronte alla morte, che tutto, come una inesorabile livella, sembra appiattire: …un pugno di polvere! Sono uscito dal museo con addosso una angosciante sensazione di tristezza. “Certo, però noi abbiamo la fede, noi crediamo nella risurrezione…” mi dicevo. Eppure non sembravano pensieri sufficienti a rassicurarmi dopo quell’immersione nel regno delle ombre e di fronte all’evidenza della caducità dell’umana condizione che tutti ci accomuna. Come tanto meno servono a darci speranza quelle frasi che a volte ancora campeggiano all’ingresso dei vecchi cimiteri: “Hodie mihi, cras tibi” (Oggi tocca a me, domani a te). Non è fonte di grande consolazione ricordarci che il nostro cammino, segnato da tante dolorose e a volte strazianti perdite, sfocerà in un pugno di cenere. Comunque la si guardi, umanamente la morte, in apparenza la cosa più certa e naturale che ci sia, resta un grande enigma. E in noi qualcosa si ribella al trionfo del nulla e non l’accetta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Qualche ora dopo, celebrando l’Eucaristia, mi è venuta in soccorso una parola del Signore: “Questa è la volontà di Colui che mi ha mandato: che Io non perda nulla di quanto mi ha dato” (Gv 6,39) . In questa parola mi sembra ci sia una grande luce per il nostro cammino a volte minato dalle incertezze e dai dubbi. Il Signore ci conferma che nulla può essere perduto definitivamente, nessuno e niente può essere ridotto al nulla. Tutto è in potere del Signore della Vita, a cui apparteniamo e nelle cui mani è posta la nostra vita e la nostra morte. Già prima, dall’abisso del suo dolore, Giobbe, il simbolo dell’uomo dei dolori visitato dalla sventura e dalla morte, aveva lanciato il suo grido come una sfida: “Io so che il mio redentore è vivo”. E’ questo il dono che la fede ebraico-cristiana offre all’umanità. Dio, il Vivente, ci ha creati per la vita e ce la dona in Gesù suo figlio, per noi e per la nostra salvezza morto e risorto. Ciò che ogni persona si porta dentro, come è testimoniato fin dagli albori della presenza umana su questa terra (ad es. nel culto dei morti), quella invincibile speranza che non è possibile che tutto finisca in un pugno di cenere, quel desiderio struggente di comunione con i nostri cari e con gli altri che a volte all’improvviso e inspiegabilmente ci pervade, forse altro non sono che l’anelito e il gemito della Vita che in noi va germogliando, mentre la vecchia creatura lentamente si consuma per essere trasformata da Dio, che ci vuole ad immagine del Figlio suo, l’unico tornato dal regno dei morti, garanzia che anche per tutti noi in Lui c’è Vita e Risurrezione dai morti. Se lo vogliamo…&lt;br /&gt;La vita non ci appartiene: la possiamo solo ricevere come dono dalla fonte che è Dio. Per questo l’uomo quando perde Dio perde se stesso.&lt;br /&gt;Mi confortano questi pensieri, mentre li condivido con voi, cari amici, specialmente con coloro che in questo anno sono stati segnati dal dolore del distacco dai propri cari. &lt;br /&gt;Per tutti coloro che ci sono stati compagni di viaggio e ci hanno preceduto nella luminosa dimora che il Signore ha preparato per i suoi amici; per gli amici dell’OPAM che già sono andati a raccogliere il premio della loro generosità verso i poveri; per i tanti bambini di cui ci occupiamo stroncati dalle malattie o dalla violenza; per chi resta solo con il suo dolore: per tutti un grato ricordo e una preghiera. Insieme all’augurio che fiorisca in tutti noi il fiore della Speranza a rassicurarci che la vita è più vera e più forte di ogni morte.&lt;br /&gt;Don Aldo Martini&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8163459538004266660-1089713878456108337?l=riflessioninpuntadidita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/feeds/1089713878456108337/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2010/11/il-fiore-della-speranza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/1089713878456108337'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/1089713878456108337'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2010/11/il-fiore-della-speranza.html' title='Il fiore della Speranza'/><author><name>framisopam</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11876309118999161548</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMXo2v4HTOI/AAAAAAAAAls/APvh2fw_J8c/S220/logo+framis+2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TQn8DUVKxEI/AAAAAAAAAmY/y9bL0qrn-R0/s72-c/Il+fiore+della+Speranza.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8163459538004266660.post-5329241541568573624</id><published>2010-10-21T10:38:00.000-07:00</published><updated>2010-10-22T02:36:03.653-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Solidarietà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sviluppo'/><title type='text'>Oltre il bordo del proprio piatto</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMB6N0wqunI/AAAAAAAAAZ8/ZKGhIWEY5DQ/s1600/IMG_3885.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" nx="true" src="http://4.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMB6N0wqunI/AAAAAAAAAZ8/ZKGhIWEY5DQ/s320/IMG_3885.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;L’altra mattina, andando al lavoro in una metropolitana stracolma, l’occhio mi è caduto su una pagina di giornale che un vicino stava leggendo. Il titolo informava che “Un terzo del cibo che gli italiani comprano finisce nella spazzatura”. Tra sobbalzi e frenate sono venuto a sapere che a causa degli sprechi si perdono alimenti sufficienti per 44 milioni di persone, che nella spazzatura finiscono 515 € l’anno di cibo per famiglia, per un valore di 37 miliardi circa, che ad essere gettati nel bidone sono soprattutto frutta, verdura, pane, pasta, uova, latticini e affettati; che secondo alcuni studi una delle cause dello sperpero è il sovraccarico di offerte nei supermercati, oltre alla poca coscienza dei consumatori e alla politica delle grandi catene di distribuzione e produzione. &lt;/div&gt;Queste cifre sparate così a bruciapelo di prima mattina non sono state certo il miglior buon giorno. Tanto più che arrivato all’OPAM ho trovato la razione quotidiana di richieste di aiuto dai Paesi dove la fame è di casa, dove molti bambini affrontano a piedi km. di sentieri per andare a scuola a pancia vuota e attendono con ansia rassegnata che cali la sera per consumare l’unico pasto della famiglia. &lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;Ho trovate le richieste dall’America Latina di aprire doposcuola e “comedores” perché i bambini oltre ai compiti possano fare un pasto completo al giorno, ho visto le foto dei bambini di strada che sniffano colla non solo per dimenticare i paurosi fantasmi di morte che li ossessionano ma anche per placare i morsi della fame. &lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Per alcune centinaia di milioni di persone del primo mondo, che spendono cifre astronomiche per curarsi delle malattie da sovralimentazione, ci sono miliardi di poveri Lazzari che contendono ai cani le briciole che cadono dalla tavola del ricco epulone. Già, epulone… avevo appena commentato la domenica precedente questa parabola evangelica ed ora il giornale me lo riproponeva. Anche se non vestito di porpora e di bisso, me lo ritrovavo ammiccante dai manifesti che reclamizzano consumi spesso superflui se non dannosi, affannato tra i banchi stracolmi dei supermercati. Mentre in questa parabola il povero ha un nome, quello dell’amico più caro di Gesù, il ricco è definito dal suo agire: un gaudente mangione, dall’anima ottusa e incapace di vedere oltre il bordo del proprio piatto. Il Vangelo infatti non lo seppellisce all’inferno per il suo lusso nel vestire o i suoi eccessi di gola, ma per non aver dato nulla: non un gesto, non una briciola, non uno sguardo al mendicante. Il suo peccato (male) è l’indifferenza assoluta: per lui Lazzaro semplicemente non esiste, non lo vede, perciò non fa nulla per lui. Forse non è un malvagio, ma solo un indifferente. Ma l’indifferenza ha il potere di uccidere, ridurre al nulla l’altro e rendere un inferno la nostra vita, già oggi.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Ricordo anni fa un barbone nel métro a Parigi, con un cartello: Signori, per favore guardatemi: sono un povero, non sono un manifesto”. Queste parole mi hanno trapassato il cuore e mi ritornano in mente nella risposta di Abramo al ricco epulone preoccupato per la sorte dei suoi cinque fratelli: “Hanno Mosè e i profeti, ascoltino loro”. Oggi forse direbbe: “Hanno il Vangelo e i poveri: ascoltino loro”.&lt;/div&gt;Ma chi ascolta il brusio dei poveri? Chi li vede? Chi ha pietà delle loro piaghe?&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Il mese di ottobre è per tradizione il mese missionario. Lo slogan coniato quest’anno è: “Spezzare il pane per tutti i popoli”. Il pane non è solo il cibo che si butta nei bidoni: l’uomo non vive di solo pane, ma di salute, di istruzione, di verità, di relazioni… La frase è bella e vera, ma l’ampiezza del compito potrebbe diventare un alibi. Certo non spetta a noi sostituirci a Dio nella gestione del mondo e risolvere problemi tanto più grandi di noi. Ma forse ci è chiesto di muoverci in prima persona, senza attendere ordini dall’alto o consensi dal basso e soprattutto senza illuderci che le parole siano fatti. La goccia d’acqua della nostra iniziativa personale non è priva di valore, quando è il segno della nostra attenzione fraterna all’altro. &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;E’ l’esperienza che da anni l’OPAM ci conferma. Non abbiamo soluzioni globali da proporre, non sradicheremo l’ingiustizia dal mondo né la fame o le malattie o l’ignoranza. Ma se abbiamo occhi attenti possiamo scorgere il volto di Lazzaro, l’amico di Dio, che ci presenta la sua umanità dolorante, affinché nella condivisione a cui ci sollecita possiamo trovare quella gioia che riempie la vita e che non abita nella casa degli epuloni senza occhi e senza cuore.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Don Aldo Martini&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8163459538004266660-5329241541568573624?l=riflessioninpuntadidita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/feeds/5329241541568573624/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2010/10/oltre-il-bordo-del-proprio-piatto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/5329241541568573624'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/5329241541568573624'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2010/10/oltre-il-bordo-del-proprio-piatto.html' title='Oltre il bordo del proprio piatto'/><author><name>framisopam</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11876309118999161548</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMXo2v4HTOI/AAAAAAAAAls/APvh2fw_J8c/S220/logo+framis+2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMB6N0wqunI/AAAAAAAAAZ8/ZKGhIWEY5DQ/s72-c/IMG_3885.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8163459538004266660.post-6096516565350478865</id><published>2010-09-21T10:25:00.000-07:00</published><updated>2010-10-22T02:34:14.953-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sviluppo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Donne'/><title type='text'>L'Africa avanza al passo delle sue donne</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMB4pWWkBsI/AAAAAAAAAZ4/FDP0Dk5nNe0/s1600/SCUOLA+ALLE+DONNE+(2).JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" nx="true" src="http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMB4pWWkBsI/AAAAAAAAAZ4/FDP0Dk5nNe0/s320/SCUOLA+ALLE+DONNE+(2).JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Queste parole sono lo slogan di una campagna per l'assegnazione del Nobel per la Pace 2011 alle donne africane. E' un' iniziativa lodevole soprattutto perché si riconosce per la prima volta nella storia un soggetto collettivo. Donne: un soggetto collettivo formato dall'intrecciarsi, in una solidarietà silenziosa, di migliaia di esistenze non solo in Africa ma in ogni angolo della terra, che giorno dopo giorno, rispondendo alla propria vocazione più profonda di generare, custodire e far crescere la vita, continuano a donare figli e quindi futuro al mondo, combattendo una battaglia silenziosa contro l'annientamento e la morte seminate da guerre, epidemie, fame e povertà. Alle donne l'Unesco dedica quest'anno la giornata mondiale dell'alfabetizzazione.&lt;/div&gt;&amp;nbsp;La comunità internazionale è sempre più cosciente del ruolo fondamentale delle donne nella lotta alla povertà e nel rendere più vivibile per tutti questo nostro mondo. &lt;br /&gt;Eppure dei 759 milioni di analfabeti adulti nel mondo due terzi sono donne. &lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;E' una situazione intollerabile che riflette il perpetrarsi di una delle più pesanti ingiustizie di tutti i tempi. Ormai tutte le statistiche lo dimostrano: lì dove si promuove l'educazione delle donne migliorano sensibilmente le condizioni di vita dell'intero villaggio con una serie di benefici che a cascata si estendono dall'ambito personale e familiare all'intera vita di un Paese.&lt;br /&gt;Questo è un fenomeno evidente perché i benefici che ne derivano sono quantizzabili.&lt;br /&gt;Lì dove le donne sono istruite si osserva una riduzione sensibile della mortalità materno-infantile e dell'incidenza di malattie facilmente prevenibili. Migliora il livello economico della famiglia e della società. Inoltre si assiste ad un repentino innalzamento del livello d'istruzione della società perché madri istruite favoriranno l'istruzione dei propri figli. E non ultimo donne istruite sono in grado di scardinare pregiudizi e oppressioni, difendere i diritti delle fasce più deboli della società e promuovere così la diffusione di una cultura di giustizia e di pace.&lt;br /&gt;E' per questo motivo che la sfida per un mondo migliore richiede la rimozione quanto più rapida di tutti gli ostacoli che impediscono alle bambine l'accesso all'istruzione e alla formazione.&lt;br /&gt;In molte culture la donna è considerata inferiore all'uomo ed emarginata in una condizione di semi schiavitù che precocemente viene da lei condivisa con le sue figlie.&lt;br /&gt;Infatti il mondo è pieno di bambine-madri non solo dei propri fratelli ma spesso anche di figli nati dal proprio piccolo corpo di spose bambine. Favorire la nascita di scuole materne è fondamentale perché questo testimone di sofferenza e di esclusione sociale non passi da madre in figlia. &lt;br /&gt;Inoltre poiché l'inserimento precoce nella scuola garantisce più facilmente il proseguimento degli studi e previene l'abbandono scolastico, la presenza di una scuola materna estende il suo influsso sul livello di alfabetizzazione di un intero villaggio.&lt;br /&gt;Un altro ostacolo da rimuovere perché le bambine possano andare a scuola è la carenza di insegnanti donne: sia perché queste rappresentano agli occhi di tutte un modello diverso di realizzazione della donna, sia perché la loro presenza nella scuola dona una maggiore serenità alle famiglie. &lt;br /&gt;Inoltre è indispensabile per ottenere una parità di genere ridurre la distanza fra casa e scuola. In gran parte delle zone rurali i bambini sono costretti quotidianamente a percorrere lunghe distanze (anche oltre 10 Km) in situazioni di forte rischio (foresta, banditismo, guerre..) e anche in questo le bambine sono le più penalizzate.&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Nell'attesa che in ogni parte del mondo, al di là dei possibili utopistici obiettivi lanciati dagli organismi internazionali, che spesso restano solo sulle pagine di enormi dossier le cui date e dati vengono aggiornati di generazione in generazione, è indispensabile avviare attività di alfabetizzazione, formazione professionale e di coscientizzazione delle donne che possano consentire di colmare un divario che altrimenti rischia di diventare sempre più grande. &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;In ogni progetto che mensilmente pubblichiamo sul nostro giornale e nel nostro sito teniamo sempre fisso lo sguardo su questo importante obiettivo. Crediamo che le donne, liberate dalle catene dell'ignoranza, potranno continuare anche oggi a essere lo strumento migliore per diffondere con forza il messaggio di Resurrezione che il Signore ha affidato loro per ogni uomo in ogni angolo del mondo.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Anna Maria Errera&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8163459538004266660-6096516565350478865?l=riflessioninpuntadidita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/feeds/6096516565350478865/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2010/09/lafrica-avanza-al-passo-delle-sue-donne.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/6096516565350478865'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/6096516565350478865'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2010/09/lafrica-avanza-al-passo-delle-sue-donne.html' title='L&apos;Africa avanza al passo delle sue donne'/><author><name>framisopam</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11876309118999161548</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMXo2v4HTOI/AAAAAAAAAls/APvh2fw_J8c/S220/logo+framis+2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMB4pWWkBsI/AAAAAAAAAZ4/FDP0Dk5nNe0/s72-c/SCUOLA+ALLE+DONNE+(2).JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8163459538004266660.post-6264282693379054052</id><published>2010-08-21T10:20:00.000-07:00</published><updated>2010-10-21T10:24:57.970-07:00</updated><title type='text'>Solidarietà o Fraternità</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMB2zq2ZDjI/AAAAAAAAAZ0/KtdfOfE1ubg/s1600/FERDINAND+REUS.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="250" nx="true" src="http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMB2zq2ZDjI/AAAAAAAAAZ0/KtdfOfE1ubg/s320/FERDINAND+REUS.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Per caso mi è capitato fra le mani il testo di un intervento del Prof. Bruno Mattéi, docente di filosofia a Lille in Francia, ad un simposio tenuto a Roma alla Camera dei Deputati lo scorso anno. Il titolo “Solidarietà o Fraternità” mi è parso interessante, tanto più se trasposto in ambito politico. Cerco di riassumerne a grandi linee il contenuto.&lt;/div&gt;Chi non ricorda il trinomio della Rivoluzione Francese “Liberté, Egalité, Fraternité”, fatto proprio dalla Prima Repubblica ed esportato nel corso dell’800 un po’ dovunque tra le nazioni che tentavano l’emancipazione dai vari colonialismi? Bellissima proclamazione di principi su cui fondare una nuova convivenza… Eppure mentre la Libertà e l’Uguaglianza possiedono ormai una realtà giuridica e politica, la Fraternità è rimasta la ‘parente povera’, quasi del tutto ignorata o relegata nella sfera privata o religiosa. Sul quotidiano francese “Le Monde” nel 2002 uscì un articolo-denuncia: “La nostra Repubblica non è fraterna”. Senza tema di essere smentiti possiamo dire che la nostra società, a livello mondiale, non è fraterna. &lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Curiosamente si è cercato di eliminare questa ‘parente povera’ dal trinomio, sostituendola con il concetto di ‘Solidarietà’. Perché? &lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;Perché mentre la Libertà e l’Uguaglianza parlano di me, dei miei diritti da affermare e difendere politicamente, la Fraternità mi parla dell’altro, di tutti gli altri ancor prima di parlare di me. Fratelli a che titolo, in nome di chi o di che cosa? La Fraternità, se accettata non solo come vuota parola retorica, è sconcertante, tacciata di essere troppo religiosa, troppo idealista… Meglio sostituirla con Solidarietà, che non rientra nella stessa logica della Fraternità. La Fraternità indica una società egualitaria, un’uguaglianza di diritto ma soprattutto di fatto. Potrebbe caratterizzarsi con la cura di ogni altro. Essa implica un contatto immediato con le persone, una relazione faccia a faccia. Mentre l’ideologia solidarista non mette in discussione le basi della società con le disuguaglianze, le ingiustizie e l’individualisnmo che ne deriva, ma al più cerca di correggerne gli effetti senza intaccare le cause, permettendo in tal modo lo sfruttamento e il dominio di certe categorie e quindi la loro povertà ed esclusione. E’ ciò che tutti possiamo constatare. Gli stati, comprese le grandi democrazie, hanno acconsentito e acconsentono a tutto questo, pur sostenendo in linea di principio il contrario. &lt;br /&gt;Forse il periodo di crisi che stiamo attraversando è propizio per cercare di far evolvere la mentalità. Scopriamo che i nostri problemi e limiti non sono unicamente economici, finanziari e sociali, bensì etici e spirituali. Forse è il momento di riabilitare la Fraternità, affermando non solo come principio che essa è lo strumento più idoneo per aiutarci a giungere alla completezza della nostra umanità, così tentennante ed incerta. &lt;br /&gt;E’ ciò che la società mondiale aveva proclamato nel 1948 nella Dichiarazione dei Diritti Umani, di fronte alla barbarie della seconda guerra mondiale, che ci aveva rivelato il lato più oscuro e terribile della nostra umanità. L’articolo primo, fondamento di tutta la Dichiarazione, dice:”Gli uomini devono agire gli uni verso gli altri in uno spirito di fratellanza”. Come dire che la Fraternità non è facoltativa, ma è una necessità, un valore insito nei valori laici o religiosi più sacri, se vogliamo che quanti si sono autoproclamati esseri umani diventino veramente tali. I redattori della Dichiarazione del 1948 ebbero l’ottimismo di pensare che fosse possibile e realista fondare la convivenza sulla Fraternità… che però non è né spontanea né immediata. Non gioverebbe a niente imporla: essa va imparata attraverso l’educazione e la formazione, non solo scolastica ma nell’arco di tutta la vita. Insegnare a scuola e in famiglia ai bambini e ai ragazzi come cooperare, aiutarsi a vicenda, come imparare con gli altri e non contro gli altri, in una scuola e in una società dove spesso si impone la libertà del più forte nel quadro di una gara ad eliminazione a volte feroce. Naturalmente ciò presuppone la presenza di educatori ‘fraterni’, ben avvertiti di quella parte oscura e meno civilizzata che c’è in ciascuno di noi, bambini inclusi.&lt;br /&gt;C’è da chiedersi, onestamente, se la Fraternità avrà delle possibilità di avverarsi un giorno. Ciò accadrà solamente se gli uomini e le donne di oggi decideranno di stabilire relazioni, culturali, sociali, economiche veramente fraterne. Martin Luther King, facendo eco al Vangelo, affermava: “… Se non impareremo a vivere insieme fraternamente periremo tutti…”&lt;br /&gt;La nostra voglia di diventare veramente umani è abbastanza forte da volere un mondo diverso, un mondo fraterno? &lt;br /&gt;Don Aldo Martini&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8163459538004266660-6264282693379054052?l=riflessioninpuntadidita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/feeds/6264282693379054052/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2010/08/solidarieta-o-fraternita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/6264282693379054052'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/6264282693379054052'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2010/08/solidarieta-o-fraternita.html' title='Solidarietà o Fraternità'/><author><name>framisopam</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11876309118999161548</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMXo2v4HTOI/AAAAAAAAAls/APvh2fw_J8c/S220/logo+framis+2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMB2zq2ZDjI/AAAAAAAAAZ0/KtdfOfE1ubg/s72-c/FERDINAND+REUS.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8163459538004266660.post-6421817608724652593</id><published>2010-06-23T10:12:00.000-07:00</published><updated>2010-10-22T02:30:59.053-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Spiritualità'/><title type='text'>Anno Sacerdotale</title><content type='html'>Venerdì 11 giugno, solennità del Sacro Cuore di Gesù, si è concluso con una grande concelebrazione di 15.000 sacerdoti col Papa in Piazza S. Pietro l’Anno Sacerdotale. &lt;br /&gt;Non ne abbiamo parlato in modo esplicito, perché gran parte del lavoro dell’OPAM, Progetti e Adozioni, si svolge con la collaborazione di vescovi, sacerdoti, religiose e laici, che vivono ciascuno secondo la propria vocazione, il sacerdozio che ha la sua radice ultima nel Battesimo.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMB17RCYTNI/AAAAAAAAAZw/yAL-Q7B4ZJg/s1600/CIELO.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" nx="true" src="http://2.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMB17RCYTNI/AAAAAAAAAZw/yAL-Q7B4ZJg/s320/CIELO.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;E’ grazie al loro lavoro, a volte eroico per i pericoli, le situazioni di conflitto, di povertà e difficoltà di ogni genere che affrontano quotidianamente, senza salire alla ribalta dei media, che la convivenza fondata sulla Fraternità diventa più umana ed ha ragione della barbarie del profitto e dell’ingordigia di chi, proprio sui poveri, fonda la propria ricchezza e il proprio futuro. Confidiamo nella capacità e intelligenza dei nostri lettori di percepire il movimento vitale della foresta che cresce in silenzio piuttosto che il tonfo di qualche albero che cade. Non abbiamo fatto apologie particolari di nessuno, perché ogni numero del giornale presenta, dietro ad una richiesta o a una testimonianza, vite donate per amore dei più piccoli, con cui il Signore si è identificato. Lasciamo che siano i fatti a parlare. Nell’ambito però di quelle relazioni, sulla quali cerchiamo di costruire il tessuto e lo stile di essere ed agire dell’OPAM, mi sembra un dono questa riflessione che ricevo da Sr. Petra, una nostra amica missionaria, reduce da un periodo in Africa. Non è la storia di un missionario eroico, ma di un anziano catechista. Ci dà una lezione che ha il sapore del Cristianesimo delle origini e vale forse più di tante analisi sulla mancanza di vocazioni e sul ruolo delle famiglie. Don Aldo&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8163459538004266660-6421817608724652593?l=riflessioninpuntadidita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/feeds/6421817608724652593/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2010/06/commento-al-racconto-di-papa-bertin.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/6421817608724652593'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/6421817608724652593'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2010/06/commento-al-racconto-di-papa-bertin.html' title='Anno Sacerdotale'/><author><name>framisopam</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11876309118999161548</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMXo2v4HTOI/AAAAAAAAAls/APvh2fw_J8c/S220/logo+framis+2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMB17RCYTNI/AAAAAAAAAZw/yAL-Q7B4ZJg/s72-c/CIELO.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8163459538004266660.post-5512037909072848202</id><published>2010-06-21T10:04:00.000-07:00</published><updated>2010-10-22T02:30:06.538-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Spiritualità'/><title type='text'>La preghiera di papà Bertin</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMBzmBMap8I/AAAAAAAAAZo/2t20B4iSPd8/s1600/_+padre+e+figlio.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="213" nx="true" src="http://3.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMBzmBMap8I/AAAAAAAAAZo/2t20B4iSPd8/s320/_+padre+e+figlio.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;“Da un po’ di tempo pensando al “tema del sacerdozio” mi è tornato vivo dentro un incontro fatto in Africa alcuni mesi fa. A Djoli, piccolo, sperduto e povero villaggio del sud del Ciad vi è una nostra Missione con 4 sorelle. Il prete è raro da quelle parti e molte attività pastorali vengono portate avanti da un anziano catechista padre di 10 figli: papà Bertin. Una sera venne a trovarmi alla Missione, perché da tre giorni non lo vedevo alle 5 e 30 alla Liturgia mattutina della Parola e, dato che un grande affetto ci lega, avevo chiesto di lui a varie persone. Venne con il machete in mano, la vecchia camicia a scacchi che quattro anni prima gli avevamo regalato appiccicata al suo scarno costato madido di sudore, un paio di pantaloni logori e in più punti strappati che facevano fatica a star su anche se appesi ai suoi fianchi di povero cristo da una corda: venne con un sorriso grande ma venato di tristezza...Strinsi forte le sue mani callose e poi fu un abbraccio lungo, ma che non riuscì a cancellare dal suo volto tutta la fatica di una giornata passata in foresta a far legna senza né ascia né sega e che dal mio volto non riuscì a non far trasparire il disagio-vergogna di aver legna sufficiente in casa...&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;“Come va?...” “Hanno scoperto il diabete a uno dei miei figli nel nostro piccolo dispensario qui nel villaggio ed ora mi hanno detto che devo portarlo all’ospedale in città perché è grave... Per pagare il viaggio ho pensato di fare dei fasci di legna e poi portarli all’alba sulla pista dove passano i camion che salgono verso la capitale dove è raro trovare del combustibile per accendere il fuoco... Se riesco a venderli, se lavoro duro tutta la giornata, tra 20 giorni potrei avere il denaro che mi occorre e partire...” “E per le medicine come farai?...” “Vendo le due capre che abbiamo...” “Possiamo darti una mano?...” “Sì, se potete, grazie, ma, soprattutto, dimmi se è una preghiera sbagliata quella che da anni faccio ogni giorno...Ogni giorno chiedo al Signore di scegliere tra i miei figli un suo sacerdote... sarei disposto a vendere anche il bue che ci serve per arare i campi pur di pagargli il seminario e a tirare io a mano l’aratro pur di vedere uno dei miei figli leggere il Vangelo, spiegarlo alla gente e consacrare il Pane che nutre per il Cielo...” Davanti a me non vedevo più un boscaiolo negro, ma una quercia dai rami possenti slanciati come braccia verso l’alto... e mi sentivo piccola e completamente afona... Lo riabbracciai forse per nascondere il viso tra la camicia a scacchi e nascondere le lacrime tra il sudore del suo petto... Dopo un tempo lungo di silenzio sentii di poter dire: ”Penso sia una grande preghiera... la preghiera più grande, perché offri a Dio sangue del tuo sangue e Dio in uno dei tuoi figli o in uno dei figli dei tuoi figli esaudirà questo tuo desiderio, ne sono certa...”.&lt;br /&gt;Mi pare di rivedere il suo volto: oh, sì, il suo volto si illuminò veramente d’immenso e fu ancora un abbraccio, un abbraccio che come incenso salì al Dio di Abramo, al Dio di Isacco, al Dio di Giacobbe, al Dio di Bertin... Ci lasciammo senza più una parola. Al mattino dopo il suo nipotino più giovane mi portò tre uova e una ciotola di arachidi da parte del nonno.”&lt;br /&gt;Sr. Petra Urietti&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8163459538004266660-5512037909072848202?l=riflessioninpuntadidita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/feeds/5512037909072848202/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2010/06/la-preghiera-di-papa-bertin.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/5512037909072848202'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/5512037909072848202'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2010/06/la-preghiera-di-papa-bertin.html' title='La preghiera di papà Bertin'/><author><name>framisopam</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11876309118999161548</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMXo2v4HTOI/AAAAAAAAAls/APvh2fw_J8c/S220/logo+framis+2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMBzmBMap8I/AAAAAAAAAZo/2t20B4iSPd8/s72-c/_+padre+e+figlio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8163459538004266660.post-4221577178269221720</id><published>2010-05-21T09:42:00.000-07:00</published><updated>2010-10-22T02:29:17.082-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Spiritualità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Educazione'/><title type='text'>Per crescere nell'amore</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMBu4EBuTtI/AAAAAAAAAZk/XOlrFAp6Zhc/s1600/8FERDINAND+REUS.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" nx="true" src="http://2.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMBu4EBuTtI/AAAAAAAAAZk/XOlrFAp6Zhc/s320/8FERDINAND+REUS.jpg" width="282" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Maggio mi riporta inevitabilmente ai ricordi dell’infanzia, quando l’aria tiepida della primavera profumava di rose, l’erba cresceva rigogliosa nei prati e le campane ci chiamavano tutte le sere per il rosario, l’omaggio a Maria la madre di tutti, nel cui nome si sentivamo più protetti e amati. Poi è stata inventata la festa della mamma, l’8 maggio, per ricordare tutte le nostre madri a cui dobbiamo riconoscenza per il dono della vita. Per tutto questo maggio mi è sempre parso il mese più bello, ricco di speranza e di affetti. &lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Andando avanti negli anni mi sono reso conto presto però che non dovunque e non per tutti è così.&lt;br /&gt;Sto leggendo un libro che l’autore mi ha regalato. Si intitola “In strada”, chi l’ha scritto è P. Renato Chiera, prete fidei donum di Mondovì, il quale da oltre 30 anni si spende in Brasile&lt;br /&gt;&amp;nbsp; per i “meninos de rua”, cioè i ragazzi di strada, nelle immense favelas di Nova Iguaçu. P. Renato, insieme a tante altre persone che hanno fatto della loro vita un dono per i poveri, è il portavoce di un’immane tragedia dei nostri tempi, quella dei bambini e dei giovani che soffrono per l’abbandono e la violenza degli adulti, in particolare perché senza padri e senza madri. Scrive:“Mai l’umanità ha trattato così male i suoi figli come adesso: bambini che soffrono nell’anima per la perdita di valori, mancanza del senso della vita e soprattutto assenza di amore”. I ragazzi di strada sono un popolo in crescita, dovunque. Forse più di 100 milioni, secondo i dati dell’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro), sintomo e conseguenza di una società profondamente malata, il cui male si riduce alla mancanza d’amore di padri e madri, che non sanno più cosa significhi questa parola, perché forse a loro volta non sono stati amati…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leggo una carrellata di nomi e di storie, agghiaccianti:&lt;br /&gt;- “Dormiva nel cimitero, in mezzo alle tombe o nella cappella nei giorni di pioggia. Per questo lo chiamavano ‘Cimitero’.”Non hai paura dei morti?” gli domandavo. “No, ho paura dei vivi. Ero nella strada e un uomo mi voleva violentare. I morti non fanno male a nessuno”.&lt;br /&gt;- Neguinho: l’ho trovato sulla strada di Miguel Couto abbracciato a un cane. Poiché il cane aveva freddo, si era tolto la camicia per riscaldarlo.&lt;br /&gt;- Priscilla, 12 anni, aspetta un bambino: “Mio padre mi ha violentata e io non voglio tornare a casa”. &lt;br /&gt;- Fernando, 7 anni, nella baracca della favela è rimasto tutta la notte abbracciato alla madre morta. Non scendeva ad avvisare per paura dei topi che si muovevano attorno a lui.&lt;br /&gt;- Bruno e il fratello di 4 anni sono stati abbandonati dalla mamma nella stazione ferroviaria, con un cartello al collo: “Mi chiamo Bruno, ho 8 anni, non ho il certificato di nascita”. Dentro lo zainetto troviamo una lettera: “Io non ho nulla da darvi da mangiare. Non ce la faccio più a sentirvi piangere perché avete fame! Papà ci ha abbandonati. E io non ho lavoro. Spero che incontriate qualcuno che vi dia quello che io non posso darvi. Quando avrò un impiego verrò a riprendervi. Perdonatemi per quello che sto facendo. Sono disperata. Vi amo molto. Vostra mamma”.&lt;br /&gt;- Cinque bambini sono stati uccisi sul pulman perché non avevano pochi spiccioli per pagare il biglietto. Sono stati fatti scendere ed eliminati freddamente.&lt;br /&gt;- Una ragazzina ha rubato 20 reali (ca. 7 €) dagli incassi del traffico di droga. I trafficanti l’hanno uccisa, e alla madre che chiedeva: “Mia figlia vale solamente 20 reali?”, un capo rispose: “Noi uccidiamo per molto meno”.&lt;br /&gt;- Tais era una bambina di 3 anni, picchiata dal patrigno, con la mamma consenziente. Quando piangeva le davano del peperoncino. E’ morta per le violenze. La mamma segue un culto afro-brasiliano. La stessa mamma e l’amico hanno portato il corpo in un’area di rifiuti e l’hanno bruciato. Poi la mamma ha denunciato alla polizia la sparizione della bambina, dicendo che si era smarrita sulla spiaggia di Muriqui.&lt;br /&gt;- Una madre senza marito, troppo giovane per allevare il bebè da sola, ha tentato di soffocarlo mentre lo allattava, all’ospedale. E’ la disperazione di tante bambine madri. Abbiamo accolto la bimba. Il suo nome? Vittoria: la vita vince, malgrado tutto.&lt;br /&gt;- Una piccola di 2 anni: la madre morta, il padre lavora e lascia i bambini da soli. Una cagna veniva ad allattarla durante il giorno”.&lt;br /&gt;Leggo ancora che: “La violenza domestica è delle maggiori cause della fuga di adolescenti e bambini dalle loro case e del conseguente crescere dei ragazzi di strada. Che ogni ora muore un bambino per violenza subita tra le mura domestiche e che dei 18.000 casi quotidiani di violenza su bambini l’80% è fatta da famigliari stretti. Le aggressioni costituiscono la maggior causa di morte (64%) dei ragazzi tra i 5 e i 19 anni. E gli aggressori più frequenti sono i genitori, in particolare le mamme. Cosa sta succedendo? La povertà non spiega tutto”. E mi domando: Se le madri arrivano a tanto, c’è ancora speranza per il nostro mondo? Se chi ti dà la vita è la stessa che te la toglie, come può sopravvivere l’umanità?&lt;br /&gt;Mi rendo conto che non bastano i programmi di sviluppo, se non c’è una guarigione del cuore…Forse dobbiamo imparare tutti cosa significa un cuore di padre e di madre. Forse dobbiamo, alla scuola della vita, reimparare questo mestiere, in tutti gli ambienti, scuola e chiesa comprese, a tutte le latitudini, perché anche nei nostri Paesi “sviluppati” i figli soffrono l’assenza di genitori troppo occupati a far soldi per rendere felici i loro figli, spesso trascurando l’unica cosa necessaria: che i figli hanno bisogno di loro prima che dei loro soldi.&lt;br /&gt;Questo mese troverete su questo giornale diversi Progetti per i bambini di strada, degli slums, delle Case famiglia: bambini abbandonati, buttati via come cosa immonda e raccolti da cuori di madri e di padri.&lt;br /&gt;Nel mese della mamma può sembrare duro parlare di queste cose.&lt;br /&gt;Ma se vogliamo avere un futuro - come dice P. Renato- “deve ritornare di moda l’Amore”.&lt;br /&gt;E anche maggio può diventare l’occasione per esercitarci in questa difficile arte, guardando forse anche ai modelli delle nostre mamme, che la memoria conserva con gratitudine nel cuore.&lt;br /&gt;Don Aldo Martini&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8163459538004266660-4221577178269221720?l=riflessioninpuntadidita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/feeds/4221577178269221720/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2010/05/maggio-mi-riporta-inevitabilmente-ai.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/4221577178269221720'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/4221577178269221720'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2010/05/maggio-mi-riporta-inevitabilmente-ai.html' title='Per crescere nell&apos;amore'/><author><name>framisopam</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11876309118999161548</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMXo2v4HTOI/AAAAAAAAAls/APvh2fw_J8c/S220/logo+framis+2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMBu4EBuTtI/AAAAAAAAAZk/XOlrFAp6Zhc/s72-c/8FERDINAND+REUS.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8163459538004266660.post-5859550044614761738</id><published>2010-04-21T09:36:00.000-07:00</published><updated>2010-10-21T09:42:07.157-07:00</updated><title type='text'>Vivere la crisi come occasione</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMBszZtQCuI/AAAAAAAAAZc/grVatfANXpA/s1600/DSCN4445.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" nx="true" src="http://3.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMBszZtQCuI/AAAAAAAAAZc/grVatfANXpA/s320/DSCN4445.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Aveva ragione il nostro inascoltato fondatore e oggi egli potrebbe ripetere le parole del salmo che recita: “Ah, se il mio popolo mi ascoltasse!” Tante volte da queste pagine abbiamo fatto eco alle parole di don Carlo: Per frenare il flusso migratorio, cioè la diaspora dei poveri che dal terzo mondo si riversano in Europa cercando di sfuggire alla fame e alla violenza, non c’è che un mezzo: creare nei Paesi d’origine condizioni di vita che garantiscano oltre alla sopravvivenza, una vita decorosa per tutti. Perché è nell’interesse dei Paesi ricchi aiutare quelli poveri. Non solo con vaghe promesse. &lt;/div&gt;Lo diceva a modo suo anche Alessandro Manzoni, un secolo e mezzo fa, in una pagina de ‘I Promessi Sposi’: “Fate del bene a quanti più potete e vi seguirà tanto più spesso d’incontrare dei volti che vi mettono allegria”…e non paura o malcelata compassione.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Non bastano però le buone intenzioni per aiutare chi è spinto ad emigrare in questa pur generosa Europa, afflitta in proprio da crisi ricorrenti (e quella che stiamo vivendo non scherza!) se in pratica, per fare un solo esempio, si tagliano i contributi alla cooperazione internazionale, o si distribuiscono aiuti a pioggia per cui, come sovente accade, piove sul bagnato. O per essere chiari, finiscono nelle tasche di chi ha già del suo. &lt;br /&gt;L’aiuto che don Carlo suggeriva di dare alle nazioni povere era anzitutto curare alla radice un male endemico, insegnando a queste genti come risollevarsi dall’indigenza: lotta pacifica (alla maniera di Gandhi) contro l’analfabetismo di ogni tipo, che agevola lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, per rendere i poveri protagonisti dello sviluppo liberandoli in tal modo dalla schiavitù dell’ignoranza. E’ così che si crea un futuro più umano.&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;“Negli anni della missione nelle vaste regioni dell’Amazzonia - diceva don Carlo - vedevo quelle fertili terre restare improduttive per il semplice fatto che i suoi abitanti non sapevano lavorarle come si dovrebbe”. Verità sacrosanta? Mica tanto, se uomini politici non hanno saputo o voluto recepirla. Eppure la lezione era stata impartita dallo stesso Paolo VI che nella Pasqua del 1967 firmava l’enciclica ‘Populorum progressio’, documento di non facile stesura se ci sono occorsi sette ripensamenti - e relative modifiche - nonostante la collaborazione di eminenti sociologi, di varia provenienza.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;L’enciclica tratta, come dice il titolo, di un equilibrato e corretto sviluppo dei popoli. “E’ il problema - disse il Papa - più grave e urgente del momento”. E ce ne rendiamo conto solo adesso, perché siamo tenacemente legati al materialismo che soffoca ogni genuino impulso di solidarietà umana e non pone un efficace rimedio alle disuguaglianze sociali, né corregge lo sfrenato liberismo economico. E vediamo dove ci ha portati l’egoistica concezione economica, manovrata colpevolmente, - ha sottolineato il Presidente degli Stati Uniti Obama - dalla grande finanza, con le banche in testa.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Per restare in argomento, ecco l’antidoto che suggerisce Benedetto XVI nella sua recente enciclica ‘Caritas in veritate’: “Lungo la storia, spesso si è ritenuto che la creazione di istituzioni fosse sufficiente a garantire all’umanità il soddisfacimento del diritto allo sviluppo. Purtroppo si è riposta un’eccessiva fiducia in tali istituzioni, quasi che esse potessero conseguire l’obiettivo desiderato in maniera automatica. Le istituzioni, da sole, non bastano perché lo sviluppo comporta una libera e solidale assunzione di responsabilità” (CV n. 11). In parole povere, ognuno faccia la sua parte. E noi sappiamo come - ce lo ha indicato don Carlo -: ‘Insegnagli a pescare’ Ma non basta una lenza. Ci vuole un barca. Dei soldi, dirà qualcuno. Ma finché dura questa crisi...come pensare allo sviluppo? Eppure insegnava Giovanni Paolo II: “Il progresso o è di tutti o non lo sarà per nessuno”. &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Nel suo piccolo, l’OPAM sta facendo la sua parte con progetti concreti di sviluppo, affidandone la realizzazione direttamente a persone che sono di questi Paesi o che, come i missionari, religiosi e laici, operano accanto a questi fratelli condividendone speranze e fatiche.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Mario Sgarbossa&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8163459538004266660-5859550044614761738?l=riflessioninpuntadidita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/feeds/5859550044614761738/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2010/04/aveva-ragione-il-nostro-inascoltato.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/5859550044614761738'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/5859550044614761738'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2010/04/aveva-ragione-il-nostro-inascoltato.html' title='Vivere la crisi come occasione'/><author><name>framisopam</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11876309118999161548</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMXo2v4HTOI/AAAAAAAAAls/APvh2fw_J8c/S220/logo+framis+2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMBszZtQCuI/AAAAAAAAAZc/grVatfANXpA/s72-c/DSCN4445.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8163459538004266660.post-17658843351401135</id><published>2010-03-21T09:31:00.000-07:00</published><updated>2010-10-21T09:35:46.461-07:00</updated><title type='text'>La relazione che salva</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMBrZ-rayhI/AAAAAAAAAZY/RA4DJqAdt18/s1600/_+padre+e+figlio.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="213" nx="true" src="http://2.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMBrZ-rayhI/AAAAAAAAAZY/RA4DJqAdt18/s320/_+padre+e+figlio.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Qualche giorno fa, presso “Il Chicco” di Ciampino, ho partecipato ad un incontro degli Amici dell’Arca, la Comunità fondata da Jean Vanier nel 1964 andando a vivere con due disabili mentali. Ogni volta che incontro il mondo dei disabili provo un senso di disagio, perché quello che considero il “diverso” (ma qual è la misura per stabilire la diversità e la normalità?) fa emergere la mia difficoltà a capire cosa vuole dirmi, cosa posso fare per lui, a comunicare con lui… Ma ogni volta, vedendo la spontaneità e l’essenzialità dei loro gesti, mi rendo conto che è più semplice di quanto pensi se cerco di entrare in contatto spogliandomi del ruolo di chi deve sempre “fare qualcosa”. Mi chiedo se i veri poveri o disabili non siamo noi, che andiamo -anche con generosità- per fare qualcosa per loro, invece che condividere quello che siamo. Nel fare ci sentiamo utili, perfino buoni, ma restiamo noi a condurre il gioco, in qualche modo ad aver potere sull’altro. Non entriamo ancora in una relazione vera, non li riconosciamo persone preziose, importanti, non ci lasciamo coinvolgere, non diventiamo vulnerabili…&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nella nostra “cultura della competizione”, dell’efficienza, in cui ognuno vuol aver successo, emergere, aver più potere (anche per far del bene!) guai ad essere vulnerabile… saresti stritolato. Invece lo stile che Gesù ci propone attraverso tutta la sua vita non è l’affermazione che “io sono migliore di te” ma che“tu sei importante per me come io voglio esserlo per te”. E’ la “cultura della relazione”, dell’“amatevi a vicenda come Io vi ho amati”. Questa è la conversione alla quale ci invita. Accettare l’altro per quello che è, entrare in relazione sincera con lui, dirgli “raccontami la tua storia, il tuo dolore; forse non ho la soluzione per i tuoi problemi, ma possiamo fare un tratto di strada insieme”.&lt;br /&gt;E’ ciò che spesso sperimentiamo all’OPAM, alla cui porta bussano tanti “diversi” di ogni genere, portatori di tante povertà e dolori, per i quali non abbiamo soluzioni neanche se avessimo il bilancio della FAO e di tutte le più grandi ONG insieme! Perché non tutti i dolori si colmano con i soldi, né tutte le povertà si risolvono con i Progetti. E’ lo stile che cerchiamo di ricalcare, questa “cultura della relazione”, a volte sfibrante, non sempre capita o condivisa.&lt;br /&gt;Quello che mi pare fondamentale è che impariamo ad aprirci al prossimo, ad essere vulnerabili di fronte ai suoi bisogni, a spogliarci del ruolo del “benefattore” che può tutto e rivestire i panni del compagno di strada che insieme cerca e se non può far altro condivide la sofferenza.&lt;br /&gt;Sono convinto come J. Vanier che i più deboli, i più poveri hanno una missione nel mondo e nella Chiesa: quella di rivelarci che la salvezza non viene da noi, ma da loro. Saranno i poveri a salvarci dai nostri deliri di onnipotenza, dalla presunzione della nostra efficienza, dalla nostra ammirazione per i più forti. Ci dimentichiamo che Gesù si è identificato con i bisognosi (avevo fame, ero nudo, in carcere…), che ha assunto il volto del Servo che lava i piedi, che si è addossato tutte le nostre colpe, che si nasconde in quella “seconda Eucaristia” che è ogni persona, perché ciascuno è il luogo dove Dio risiede o è chiamato a risiedere.&lt;br /&gt;“Amo così tanto gli altri -scriveva la giovane Etty Hillesum in pieno olocausto- perché amo in ognuno un pezzetto di te, mio Dio. Ti cerco in tutti gli uomini e spesso trovo in loro qualcosa di Te”.&lt;br /&gt;E’ anche questo il senso della Pasqua: l’annuncio che Cristo è morto per tutti, nessuno escluso, perché tutti risorgiamo con Lui e in Lui. Ciascuno è il luogo dove Dio risiede o in cui è chiamato a risiedere. E’ festa della vita che il suo Spirito suscita in tutti coloro che l’accolgono. La sua voce, come un tempo con Lazzaro, risuona forte e ci chiama per nome: “…Vieni fuori, lascia il tuo freddo sepolcro lì dove ti ha portato la tua cultura di morte, lascia le tue bende che ti immobilizzano e vivi da persona salvata, capace di relazioni d’amore”.&lt;br /&gt;Questo è il mondo di pace e di umanità che umilmente, tra tante sconfitte, cerchiamo di costruire sulla parola del Signore che ci ha promesso di non lasciarci soli.&lt;br /&gt;BUONA PASQUA A TUTTI VOI AMICI CHE CONDIVIDETE QUESTA STESSA SPERANZA.&lt;br /&gt;Don Aldo Martini&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8163459538004266660-17658843351401135?l=riflessioninpuntadidita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/feeds/17658843351401135/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2010/10/la-relazione-che-salva.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/17658843351401135'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/17658843351401135'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2010/10/la-relazione-che-salva.html' title='La relazione che salva'/><author><name>framisopam</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11876309118999161548</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMXo2v4HTOI/AAAAAAAAAls/APvh2fw_J8c/S220/logo+framis+2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMBrZ-rayhI/AAAAAAAAAZY/RA4DJqAdt18/s72-c/_+padre+e+figlio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8163459538004266660.post-3862397657257950346</id><published>2010-01-21T08:51:00.000-08:00</published><updated>2010-10-22T02:27:19.990-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Solidarietà'/><title type='text'>La speranza non muore ad Haiti</title><content type='html'>&lt;object height="266" width="320"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/LLCPQcCX5OI?fs=1&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;rel=0"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/LLCPQcCX5OI?fs=1&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="320" height="266"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Haiti è in questi giorni il simbolo del dolore e della tragedia umana. Anche se tra mille difficoltà, il mondo si sta muovendo in soccorso di questa popolazione così duramente provata. E scopre che ad Haiti manca tutto, e si interroga coma facesse quella gente ad andare avanti. Eppure Haiti era uno dei Paesi più poveri al mondo anche prima che i media lo scoprissero. Ma fino al sisma del 12 dicembre, di Haiti e della sua sofferenza chi ne parlava? E così scopriamo il dramma della denutrizione infantile derivante da una povertà estrema, che colpisce il 55 per cento della popolazione. Veniamo a sapere che il tasso di mortalità prima dei 5 anni è del 7,6 per cento, cioè 21.000 bambini all’anno muoiono di fame, che ad Haiti non è ovvio avere l’acqua, non è ovvio che la gente sappia leggere e scrivere, poiché soltanto la metà dei bambini frequenta la scuola e il 47 per cento della popolazione è analfabeta. Ma, come OPAM, di Haiti ci occupiamo già da anni perché queste cifre lo fanno rientrare fra quei Paesi che ci stanno a cuore. E' uno di quei Paesi verso i quali oltre al nostro aiuto cerchiamo di fornire un'informazione per chi desidera conoscere davvero su che genere di pianeta viviamo e con quali bisogni, sofferenze, ingiustizie si confronta quotidianamente la maggior parte della popolazione mondiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Questo significa che è importante mobilitarsi nei casi di emergenza, ma non basta. Perché l’emergenza è purtroppo pane quotidiano per centinaia di milioni di persone come noi, che hanno diritto al cibo, all’acqua, alla salute, all’istruzione, alla dignità di una vita umana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo motivo non abbiamo interrotto la presentazione sul nostro giornale dei Progetti di aiuto in altre aree del pianeta, dove l’emergenza non fa notizia perché non è sotto i riflettori delle televisioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad Haiti non siamo intervenuti nella prima fase dei soccorsi con una raccolta di fondi autonoma per non disperdere gli aiuti e farli giungere a coloro che avevano la possibilità di utilizzarli immediatamente nel minor tempo possibile e fino all'ultimo centesimo per affrontare l'emergenza. Per questo abbiamo indirizzato le persone generose a utilizzare altri canali, come i religiosi Camilliani presenti lì da anni con i loro ospedali e missioni che abbiamo sostenuto con diversi progetti e dei quali conosciamo l'impegno e la serietà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell'immediato ci siamo mobilitati per assicurarci delle condizioni degli amici e collaboratori con i quali abbiamo realizzato Progetti di alfabetizzazione. Ringraziando il Cielo stanno tutti bene anche se qualcuno di loro ha perso tutto. Ma attraverso questi contatti abbiamo conosciuto un enorme problema che richiede il nostro intervento: la migrazione degli sfollati, che fuggono dalle zone più colpite per cercare riparo e accoglienza in altre città del Paese con la speranza di poter trovare cibo, cure, riparo, mandare i figli a scuola perché non finiscano per strada. E’ un’emergenza nell’emergenza, perché gli aiuti sono per ora concentrati nella capitale o nei centri più disastrati dal sisma. Riceviamo drammatici appelli da varie Parrocchie, una delle poche strutture esistenti e funzionanti, ma assolutamente prive di mezzi, di città come Beau Séjour, Cap-Haitien ed altre. Dal Progetto 1797 che presentiamo su questo giornale potete farvi un’idea di questa situazione. Altri progetti verranno presentati nei prossimi mesi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;perchè Haiti avrà ancora più bisogno di tutto il nostro aiuto quando si spegneranno i riflettori e la macchina gigantesca degli aiuti di emergenza smobiliterà. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei giorni immediatamente successivi al terremoto, un sacerdote così commentava la situazione del suo Paese: “Noi haitiani siamo abituati alle catastrofi: quando non sono quelle naturali, sono quelle politiche o di altro genere che da sempre scuotono il Paese. Ma il popolo ogni volta riprende a sperare, sempre torna a sperare che il domani sarà migliore. E questa speranza è una speranza cristiana. Questo popolo è convinto che Dio lo accompagni lungo la sua storia e che sia al suo fianco, nonostante tutto.” E un Camilliano piemontese, P. Gianfranco Lovera, responsabile di un ospedale ancora funzionante a Port-au-Prince descrivendo la situazione al telefono diceva: “Ero qui in mezzo ad un tappeto di feriti e di morti, e mi commuoveva sentire cantare dalla gente i loro salmi: “Signore perché ci hai abbandonati? Signore perché è morto mio figlio, mia figlia? Perché è crollato tutto?”e concludeva “Io prego che questo popolo non perda la speranza e che continui nonostante tutto ad avere questa forza, che dà loro solo Dio, che non è una rassegnazione, ma credo sia in fondo una vera fede.” &lt;br /&gt;L’augurio che questo popolo non perda la speranza dipende in parte anche da noi: se sappiamo stare al suo fianco come il Buon Samaritano. Perché assieme al cibo e all’acqua ci sarà sempre bisogno, ad Haiti e ovunque c’è un fratello che soffre, di una persona che si prenda cura di lui con rispetto e amore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Don Aldo Martini&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8163459538004266660-3862397657257950346?l=riflessioninpuntadidita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/feeds/3862397657257950346/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2010/01/la-speranza-non-muore-ad-haiti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/3862397657257950346'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/3862397657257950346'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2010/01/la-speranza-non-muore-ad-haiti.html' title='La speranza non muore ad Haiti'/><author><name>framisopam</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11876309118999161548</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMXo2v4HTOI/AAAAAAAAAls/APvh2fw_J8c/S220/logo+framis+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8163459538004266660.post-1169465161199220567</id><published>2009-11-21T08:12:00.000-08:00</published><updated>2010-10-22T02:26:39.394-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Solidarietà'/><title type='text'>Perchè sia un buon Natale per tutti</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-bde89686c0d47409" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" value="flvurl=http://v7.nonxt7.googlevideo.com/videoplayback?id%3Dbde89686c0d47409%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1330004345%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D13B40E8E047D26217CCF501B84569A76C3F21849.2D10056DA045E007AD46F64C0D5682F265487A84%26key%3Dck1&amp;amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3Dbde89686c0d47409%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DJPM7CvY7HQSwqOiddeWxoSW79s8&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;ps=blogger"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/get_player" type="application/x-shockwave-flash"width="320" height="266" bgcolor="#FFFFFF"flashvars="flvurl=http://v7.nonxt7.googlevideo.com/videoplayback?id%3Dbde89686c0d47409%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1330004345%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D13B40E8E047D26217CCF501B84569A76C3F21849.2D10056DA045E007AD46F64C0D5682F265487A84%26key%3Dck1&amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3Dbde89686c0d47409%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DJPM7CvY7HQSwqOiddeWxoSW79s8&amp;autoplay=0&amp;ps=blogger"allowFullScreen="true" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;Carissimi amici,&lt;br /&gt;l’atmosfera natalizia delle nostre città ci ricorda che il Natale è una festa ormai non solo riservata ai cristiani, ma sempre più condivisa anche da chi, pur non scorgendone il significato religioso, percepisce e apprezza i valori umani che essa evoca: la gioia, l’intimità, l’amicizia, la benevolenza, la condivisione, il riannodarsi di relazioni umane. Se un tempo i cristiani si sentivano “padroni” del Natale e guardavano con una certa diffidenza chi, accanto al tradizionale presepe francescano accoglieva anche la più nordica e “pagana” tradizione dell’albero di Natale, ora le cose sono mutate. Mi pare inutile prendersela coi tempi e rimpiangere un mondo, quello più semplice e povero della nostra infanzia, in cui si viveva fortemente l’attesa: non tanto dei regali (quasi esclusivamente cose utili per il vestire o per la scuola) quanto della nascita di Gesù Bambino. Quel mondo semplicemente non esiste più, almeno in Occidente. Viviamo, ci piaccia o no, in un mondo avaro di speranza, secolarizzato, multietnico e multireligioso. &lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;span id="goog_1306322275"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="goog_1306322276"&gt;&lt;/span&gt;Fa osservare Enzo Bianchi, il priore della Comunità di Bose nel suo libro Il pane di ieri, a cui attingo queste riflessioni che condivido, non si può celebrare la venuta di Cristo nella carne contrapponendosi agli altri e limitandosi a demonizzare quanti non vivono il Natale da cristiani perché non hanno la fede. La fede non è di tutti. Sta ai cristiani semmai essere i custodi del senso profondo della festa e i testimoni della speranza che celebrano. Ispirandoci al mistero del Natale (Dio che si è fatto uomo perché l’uomo diventi Dio, secondo la celebre sintesi di S. Leone Magno), dobbiamo rendere sempre più umana la nostra convivenza seguendo cammini di giustizia, di perdono, di ascolto, di condivisione, di pace. E’ il miglior servizio che possiamo rendere al mondo!&lt;br /&gt;Proprio il dono, la condivisione, che a Natale riveste tante forme e alimenta tanti business, è uno dei valori centrali del Natale. Dio, che condivide la nostra carne, ci offre la sua vita, perché impariamo anche noi a condividere ciò che siamo e ciò che abbiamo (tempo, salute, capacità, energie, denaro). &lt;br /&gt;Natale è però anche il momento della gratitudine. Voglio dire grazie a tutti voi, cari Amici, che in quest’anno difficile non vi siete dimenticati dei poveri. E’ vero che abbiamo da coprire ancora tanti progetti che ci siamo impegnati a realizzare nel 2009 e che attendono… E’ vero che la crisi ha colpito un po’ tutti, ma il cuore di molti non si è chiuso. Per questo confidiamo nella Provvidenza e nel vostro aiuto per poter pareggiare i conti a fine anno. Grazie a chi sostiene le adozioni scolastiche, a chi ha risposto alle varie campagne con cui cerchiamo di incidere sempre più in alcune priorità: garantire un salario agli insegnanti, preparare infermieri qualificati, offrire l’opportunità della scuola ai soggetti più deboli e trascurati (bambine, mondo rurale, malati, carcerati, orfani, ragazzi di strada, portatori di handicap). Grazie ai volontari: il loro impegno assolutamente gratuito e costante ha permesso di diminuire ancora i costi di gestione. Non mi meraviglia tanto il calo delle offerte, pur preoccupante, quanto la generosità a volte eroica perché costante di chi condivide con i poveri non solo il superfluo, ma il necessario, come la vedova del Vangelo. Più che all’entità del dono Dio guarda al cuore con cui si condivide anche il poco che si ha. Ma spesso è proprio dal poco condiviso che, con la benedizione del Signore, scaturisce l’abbondanza per tutti. Non dimentichiamoci i cinque pani e i due pesci offerti a Cristo da un ragazzo e che sono serviti per sfamare 5.000 persone. &lt;br /&gt;In questo mese ricorre il 20° anniversario della storica dichiarazione ONU dei diritti dei bambini, tra cui fondamentale è il diritto all’istruzione. Vedendo il mondo come va non possiamo dire che il bambino sia proprio al centro delle preoccupazioni dei “grandi” e che i suoi diritti siano rispettati. E’stato così anche nel Natale del figlio di Dio e di Maria. Nella povertà di Betlemme però qualcuno si è preso cura di Lui: piccolo doni condivisi di pastori sono serviti, più che a sfamarlo, a fargli sentire che era il benvenuto in questo mondo, che la sua nascita era una benedizione. Forse il modo migliore per celebrare “da cristiani” questi eventi è salvarli dalla nostra incoerenza tra l’affermazione a parole di sacrosanti principi e una prassi che spesso li smentisce nella condotta di ogni giorno, quando viviamo pensando solo a noi stessi, vuoti di speranza, come se Dio non si fosse mai incarnato. Il Natale è l’occasione di riaccendere una speranza che riguarda l’umanità intera: non con le tante parole ma con i gesti della carità concreta. Che questo sia davvero un buon Natale per tutti. Don Aldo Martini&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8163459538004266660-1169465161199220567?l=riflessioninpuntadidita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/feeds/1169465161199220567/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2009/11/perche-sia-un-buon-natale-per-tutti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/1169465161199220567'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/1169465161199220567'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2009/11/perche-sia-un-buon-natale-per-tutti.html' title='Perchè sia un buon Natale per tutti'/><author><name>framisopam</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11876309118999161548</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMXo2v4HTOI/AAAAAAAAAls/APvh2fw_J8c/S220/logo+framis+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8163459538004266660.post-5723314961620827289</id><published>2009-10-03T07:20:00.000-07:00</published><updated>2010-10-22T02:26:08.657-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Educazione'/><title type='text'>Riflessioni sul racconto di Sr. Petra</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMBN_Opl1kI/AAAAAAAAAZQ/MocZsS1JJaw/s1600/Obraz+083.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" nx="true" src="http://2.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMBN_Opl1kI/AAAAAAAAAZQ/MocZsS1JJaw/s320/Obraz+083.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Nel leggere il racconto di suor Petra sono rimasto colpito da due cose: l’estrema concretezza dei termini di riferimento ed il gran senso di coralità che traspira dalle sue parole. La crescita dei figli è commisurata ad eventi ordinari (lavorare, dormire, mangiare) e ad unità di misura fatte di cose quotidiane (il numero di pillole, la quantità di cibo). Il problema di avere una scuola poi è un problema del “villaggio” come organismo collettivo e la voce del villaggio in quanto tale è molto efficacemente rappresentata da suor Petra nel suo racconto-collage. Figli e scuola sono argomenti all’ordine del giorno anche da noi. &lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le cronache degli ultimi mesi sono state piene di episodi di violenza giovanile, di bullismo scolastico, di propositi di riforma della scuola (l’ennesima in pochi anni …) e di movimenti di opposizione alla riforma e nel leggere di tutto questo si ha a volte la frustrante sensazione di blocco, la stanca impressione di già visto, cresce lo scetticismo e la rassegnata accettazione del “così va il mondo …”. Abbiamo spesso detto da queste pagine che la missione dell’OPAM, oltre che quella di aiutare i Paesi del Sud del Mondo nel loro sforzo di alfabetizzazione è - complementare ed altrettanto importante – anche quella di favorire la conoscenza reciproca ed il reciproco arricchimento, convinti come siamo che noi abbiamo da dare a loro tanto quanto loro hanno da dare a noi. Scaviamo allora dentro le parole che suor Petra ci racconta, per vedere se per caso non ci sia qualche ricchezza per noi.&lt;br /&gt;Partirei da qui: “a volte questa nostra miseria ci rende duri al punto di farci attaccare alle cose materiali e farci scordare che la cosa più preziosa è mettere i figli nella condizione di crescere veramente e prepararsi un futuro migliore del nostro...”. Non avremo forse la miseria materiale che caratterizza ampie parti dell’Africa sub-sahariana (anche se le statistiche dicono che il numero di poveri aumenta anche nel nostro Paese: pensionati al minimo, sotto-occupati, famiglie in difficoltà) ma a me sembra che anche da noi spesso ci sia qualcosa che ci rende duri nei confronti del futuro dei nostri figli.&lt;br /&gt;Sono sicuro che nessuno di noi ammetterebbe di non preoccuparsi del futuro dei propri figli, ma evidentemente ci dev’essere qualcosa che non va, al di là della nostra buona fede. Abbiamo perso qualcosa, qualcosa ci sfugge. Io vorrei suggerire che forse ci mancano quella concretezza e quel senso di comunità che invece sembrano caratterizzare in maniera così evidente le donne africane di cui Petra ci racconta. Credo che i nostri figli ne abbiano le orecchie piene di fervorini moralisti, che danno l’impressione di scivolare come l’acqua sulle papere, se è vero lo sbalordimento del funzionario di Polizia davanti all’impressione di superficialità e di assenza di coscienza del gesto manifestati da ragazzi che per sola noia bruciano viva una persona. Forse dovremmo ricominciare dalle cose più semplici, come parlare della vita vera, fin da quando sono piccoli, senza alibi né se e né ma. Impegni piccoli e progressivi, come tenere pulita ed ordinata la propria classe (nessuno è mai morto per aver preso in mano una scopa o uno straccetto imbevuto) o la propria stanza. Non ho certo nostalgia degli anni bui del lavoro minorile ed i nostri lettori sanno quanto impegno mettiamo perché i nostri progetti evitino il completo asservimento dei ragazzi e delle ragazze africane alle dure necessità economiche delle loro famiglie. Tuttavia ho forte l’impressione che quell’ “alzare gli occhi nel campo, al tramonto del sole, e rendersi conto che ‘sti figli sono riusciti a fare quasi il lavoro di un adulto” sia qualcosa che manca ai nostri figli. Impegno serio, anche duro e non per essere i primi, i vincenti ma perché avere cura del mondo è giusto, ci ancora alla realtà, conferisce valore alle cose e costruisce la base della nostra felicità.&lt;br /&gt;Dalle donne di suor Petra potremmo anche imparare a mettere da parte quel nostro Io così ingombrante e riscoprire la gioia del Noi, costituito dai tanti soggetti collettivi in cui si rappresenta la nostra vita e la nostra stessa identità: dalla coppia alla famiglia e su fino alle comunità sociali, civili e politiche. Se le nostre famiglie non sono un Noi ma solo un insieme di Io, come potremmo mai pensare che qualche ora in più di Educazione Civica all’anno risolva le cose? Se la scuola – comunità educante – non viene efficacemente difesa nei confronti delle logiche economiche dal potere politico ed è aggredita e delegittimata dai genitori stessi, cosa potrà salvare la nostra società? &lt;br /&gt;E’ un ammonimento perciò ancora più grave quello che ci giunge dall’Africa: “Se qualcuno ci aiuta, tireremo su i muri di una scuola e così facendo daremo le basi a i nostri figli per poter crescere anche dentro.... “&lt;br /&gt;Credo che anche noi abbiamo mura da ricostruire ed un’attenzione particolare da dedicare a quella “crescita di dentro” di cui si sente così acutamente il bisogno. Abbiamo risolto i problemi di crescita materiale e stiamo coltivando una generazione di figli ben nutriti ma analfabeti affettivi ed – ahimè – anche effettivi. Confusi da un’inutile ipertrofia di contenuti, non sono educati a chinarsi con attenzione e con passione sulle cose vicine, sulla realtà, a rivolgersi anche e soprattutto al “perché” e al “che significa questo per me”. Chiamati dai modelli mediatici a cercare la strada più breve possibile per emergere ed essere vincitori, i nostri ragazzi non sviluppano alcun gusto per il lavoro metodico, originale e personale, per la riflessione, per il bene comune.&lt;br /&gt;Tra i tanti torti che possiamo avere nei confronti dell’Africa, il più iniquo potrebbe essere proprio quello di esportare questi modelli di successo, perdendo nel contempo la possibilità di essere fecondati dal loro spontaneo senso di meraviglia di fronte alla vita.&lt;br /&gt;Fabrizio Consorti&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8163459538004266660-5723314961620827289?l=riflessioninpuntadidita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/feeds/5723314961620827289/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2009/10/riflessioni-sul-raccnto-di-sr-petra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/5723314961620827289'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/5723314961620827289'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2009/10/riflessioni-sul-raccnto-di-sr-petra.html' title='Riflessioni sul racconto di Sr. Petra'/><author><name>framisopam</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11876309118999161548</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMXo2v4HTOI/AAAAAAAAAls/APvh2fw_J8c/S220/logo+framis+2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMBN_Opl1kI/AAAAAAAAAZQ/MocZsS1JJaw/s72-c/Obraz+083.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8163459538004266660.post-7673312251078337359</id><published>2009-10-02T03:24:00.000-07:00</published><updated>2010-10-22T02:25:30.409-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Educazione'/><title type='text'>Crescere …un impegno serio</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMBHClMLQFI/AAAAAAAAAZI/7dSBzwz4is4/s1600/100_2669.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" nx="true" src="http://3.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMBHClMLQFI/AAAAAAAAAZI/7dSBzwz4is4/s320/100_2669.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: inherit;"&gt;E’ una pagina composta sulla base di tanti giorni passati in Africa ascoltando la gente, i ragionamenti di tante persone, le loro speranze, dubbi, rabbie, problemi. La regalo all’OPAM . (Sr. Petra Urietti)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: inherit;"&gt;Dicono che avere figli non sia come avere buoi o piroghe, ma “cose molto più preziose” a cui si deve dare un’attenzione maggiore...&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #741b47; font-family: inherit;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;Dicono che non basta dar loro qualcosa da mangiare quando hanno fame, un tetto quando piove, un vestito quando fa freddo, una medicina se stanno male... Continuano ad insistere su una parola: “SCUOLA” ! Scuola come luogo dove essere aiutati a crescere...&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #741b47; font-family: inherit;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;Ma non è un segno che crescono questi figli quando , dopo tanta insistenza da parte della loro madre che sa bene quanti pochi soldi abbiamo in casa, sono costretto a comprare loro un altro paio di pantaloncini o una maglietta perché quello straccio che hanno addosso ormai, oltre ad essere tutto logoro, è anche diventato troppo piccolo?... &lt;br /&gt;Non è un segno che crescono il fatto che sulla stuoia, che è il nostro letto, non ci stiamo più in tre o quattro come prima?...&lt;br /&gt;Non è un segno che crescono il vedere che un pesce ormai non basta più affinché ognuno ne abbia un pezzo decente da accompagnare alla polenta di miglio , polenta che , anche lei, ha dovuto “crescere” se no le pance di tutti brontolano e non si può neanche prender sonno?...&lt;br /&gt;Non è un segno che crescono il fatto che il numero delle compresse che possono far loro passare la febbre quando hanno la malaria, o che blocchino loro la diarrea quando i vermi dell’acqua sporca hanno invaso le loro pance, sono passate da due a quattro?...&lt;br /&gt;Non è un segno che crescono l’alzare gli occhi nel campo, al tramonto del sole, e rendersi conto che ‘sti figli sono riusciti a fare quasi il lavoro di un adulto?...&lt;br /&gt;Per me tutte queste cose sono segni che crescono, ma anche il mio vicino di casa ieri, che era domenica e che ci siamo trovati insieme a bere una mezza zucca di vino di palma, mi ha fatto un lungo discorso sull’educazione che i nostri figli potrebbero ricevere a scuola: lui ha un cugino che vive in un villaggio molto più grande del nostro e questo cugino manda i figli a scuola e gli ha detto che è proprio una cosa bella e importante...&lt;br /&gt;Già altre volte quando sono andato a comprare sale e sapone in città ho sentito questo discorso&lt;br /&gt;e in fondo in fondo vorrei avere anch’io dei figli capaci di leggere e scrivere...&lt;br /&gt;Se trovassimo qualcuno che ci dà una mano per l’acquisto e il trasporto del cemento fin in questo nostro sperduto villaggio, noi di certo, noi tutti , uomini e donne, non ci tireremmo indietro per la raccolta della sabbia e il trasporto dell’acqua...&lt;br /&gt;I figli valgono molto più di piroghe e buoi, lo so, ma a volte questa nostra miseria ci rende duri al punto di farci attaccare alle cose materiali e farci scordare che la cosa più preziosa è mettere i figli nella condizione di crescere veramente e prepararsi un futuro migliore del nostro...&lt;br /&gt;Se qualcuno ci aiuta, tireremo su i muri di una scuola e così facendo daremo le basi a i nostri figli per poter crescere anche dentro....&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8163459538004266660-7673312251078337359?l=riflessioninpuntadidita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/feeds/7673312251078337359/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2009/10/crescere-un-impegno-serio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/7673312251078337359'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/7673312251078337359'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2009/10/crescere-un-impegno-serio.html' title='Crescere …un impegno serio'/><author><name>framisopam</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11876309118999161548</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMXo2v4HTOI/AAAAAAAAAls/APvh2fw_J8c/S220/logo+framis+2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMBHClMLQFI/AAAAAAAAAZI/7dSBzwz4is4/s72-c/100_2669.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8163459538004266660.post-5236324681300935833</id><published>2009-04-17T09:06:00.000-07:00</published><updated>2010-10-22T02:24:32.989-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Spiritualità'/><title type='text'>Disseppellire Dio...</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMBP6myFd3I/AAAAAAAAAZU/H4jXq2mZWhg/s1600/51894_156986730991973_100000419416707_446976_5388261_o.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="180" nx="true" src="http://2.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMBP6myFd3I/AAAAAAAAAZU/H4jXq2mZWhg/s320/51894_156986730991973_100000419416707_446976_5388261_o.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;&lt;em&gt;L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. Forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini.&lt;/em&gt; (Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, pp. 169-170).&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Le parole di questo bellissimo testo tratto dal Diario di Etty Hillesum, una giovane ebrea morta a soli 27 anni nel campo di concentramento di Auschwitz mi sono tornate alla mente mentre in TV scorrevano le immagini del recupero di un Crocifisso ligneo con le braccia mutilate e il volto sfregiato dai segni di questa rinnovata Passione, dalle macerie del terremoto che ha ferito profondamente la terra d’Abruzzo e la sua splendida gente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;In questa settimana santa Gesù, Verbo incarnato, continua a farsi carne mostrando il Suo volto nell’esistenza devastata di tanta gente che in un istante ha perso tutto: casa, beni, affetti, progetti, sogni … Mio Dio, dove sei? Il silenzio interrotto dai boati delle scosse che si susseguono senza fine sembrano l’unica risposta. Dio non c’è.&lt;br /&gt;Ma quel Cristo disseppellito improvvisamente sembra farsi risposta.&lt;br /&gt;Sotto le macerie c’è anche Lui, compagno della passione e morte di tanti fratelli, davanti a questo scenario di devastazione c’è Lui, Padre tenerissimo che piange la morte di tanti figli e si fa lacrima sul volto di padri e madri …&lt;br /&gt;In quel Cristo liberato da cumuli di macerie c’è qualcosa di più di una solidarietà nella sofferenza dell’uomo. Qualcosa trasfigura quello scenario di morte in una vera e propria icona della Resurrezione: è la delicatezza con la quale i soccorritori tengono nelle loro mani quel corpo scolpito, come fosse un corpo di carne che affida alle mani di uomini la speranza che non si spenga il suo flebile alito di vita.&lt;br /&gt;Davanti a tragedie come questa, e alle innumerevoli scosse che devastano dalle fondamenta l’esistenza di tanti in ogni parte del mondo, l’Onnipotenza assopita di Dio, umile corpo consegnato ad una morte infame, sembra seppellire le nostre speranze in un sepolcro buio sigillato da pesanti massi. Eppure nell’icona del Cristo liberato dalle macerie c’è l’icona dell’amore in grado di salvare Dio facendolo riemergere dalle macerie dei nostri cuori. Lo disseppelisce dai deliri di onnipotenza costruiti su fondamenta fragili (Potere, Ricchezza, Successo, Superbia, Egocentrismo…), affinché sia Lui a salvarci dall’annientamento e strappi alla morte l’ultima Parola. Perché solo Lui è il Signore della vita e può restituirci ad una vita senza lacrime che non avrà mai fine.&lt;br /&gt;“Ho spezzato il mio corpo come se fosse pane e l’ho distribuito agli uomini. […] Erano così affamati, da tanto tempo. Si potrebbe essere un balsamo per molte ferite». Chiude con queste parole il suo diario la giovane Etty.&lt;br /&gt;La presenza com-passionevole, la solidarietà generosa di molte persone e la possibilità di stringersi insieme per condividere il proprio dolore è la scavatrice in grado di disseppellire Dio nei nostri cuori.&lt;br /&gt;Diventiamo così anche noi, gli uni per gli altri, balsamo per molte ferite, pane spezzato in grado di lenire i morsi di una fame d’Amore che invita tutti ad un’unica mensa, ricchi e poveri, sani e malati, deboli e potenti…&lt;br /&gt;Come OPAM non apriremo una nostra sottoscrizione autonoma per raccogliere fondi o materiale, ma invitiamo i nostri amici a contribuire generosamente e secondo le proprie possibilità solo attraverso i canali istituzionali predisposti.&lt;br /&gt;E non dimentichiamo che accanto alla solidarietà degli aiuti materiali c’è la solidarietà quotidiana del cuore, che fa posto al bisognoso e allo smarrito… E c’è la solidarietà orante, che arriva là dove le sofferenze sono più profonde e nessun soccorso umano può arrivare, fino a tentare di disseppellire il Dio sepolto sotto le macerie di vite distrutte da una inconsolabile disperazione.&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8163459538004266660-5236324681300935833?l=riflessioninpuntadidita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/feeds/5236324681300935833/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2009/04/disseppellire-dio-dalle-macerie-dei.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/5236324681300935833'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8163459538004266660/posts/default/5236324681300935833'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://riflessioninpuntadidita.blogspot.com/2009/04/disseppellire-dio-dalle-macerie-dei.html' title='Disseppellire Dio...'/><author><name>framisopam</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11876309118999161548</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMXo2v4HTOI/AAAAAAAAAls/APvh2fw_J8c/S220/logo+framis+2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_OwH_-TibLvo/TMBP6myFd3I/AAAAAAAAAZU/H4jXq2mZWhg/s72-c/51894_156986730991973_100000419416707_446976_5388261_o.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
